Napolitano, solido scoglio

La strenua resistenza di Giorgio Napolitano all’inarrestabile disgregazione del sistema politico italiano merita il massimo rispetto, anche da parte di chi non ha sempre condiviso le singole scelte o le omissioni che hanno caratterizzato questo sforzo. Le accuse scagliate contro il vegliardo che rappresenta in Italia l’estremo baluardo della razionalità politica sono contraddittorie e sconclusionate. I conservatori istituzionali gli imputano l’invito ricorrente a riformare la parte ordinamentale della Costituzione, palesemente inadeguata, mentre Napolitano spiega inutilmente che la manutenzione delle seconda parte della Carta è condizione per salvaguardare i principi generali della prima.
26 OTT 13
Ultimo aggiornamento: 13:24 | 16 AGO 20
Immagine di Napolitano, solido scoglio
La strenua resistenza di Giorgio Napolitano all’inarrestabile disgregazione del sistema politico italiano merita il massimo rispetto, anche da parte di chi non ha sempre condiviso le singole scelte o le omissioni che hanno caratterizzato questo sforzo. Le accuse scagliate contro il vegliardo che rappresenta in Italia l’estremo baluardo della razionalità politica sono contraddittorie e sconclusionate. I conservatori istituzionali gli imputano l’invito ricorrente a riformare la parte ordinamentale della Costituzione, palesemente inadeguata, mentre Napolitano spiega inutilmente che la manutenzione delle seconda parte della Carta è condizione per salvaguardare i principi generali della prima. Gli sfasciacarrozze, grillini e no, invece, lo accusano di violare la Costituzione entrando nel merito di scelte politiche che spettano al Parlamento (spetterebbero, verrebbe da dire, se non fosse una palude paralizzata). I settori più avanguardistici dello strapotere giudiziario puntano a infangare la sua immagine implicandolo nel surreale romanzo criminale della presunta trattativa stato-mafia.
In realtà, la Costituzione non pone limiti all’intervento del Quirinale, tanto meno gli detta l’elenco di chi debba ricevere e consultare, e chi no. Ed è evidente che, per esercitare consapevolmente i suoi poteri, compreso quello dello scioglimento delle Camere che gli viene richiesto ogni giorno dai suoi critici, deve rendersi conto della possibilità o meno della maggioranza parlamentare di reggere e di produrre le riforme, a cominciare da quelle elettorale e istituzionale, sulle quali si è costituita. Consultare i capigruppo rappresenta il compimento di un dovere, e non certo una prevaricazione. Ciò detto, il punto politico non è certo quello del rispetto formale di norme peraltro tanto generiche da consentire interpretazioni divergenti. Il punto è salvare l’Italia dalla deriva nella quale sta precipitando per l’incapacità del sistema politico, per l’offensiva dello strapotere giudiziario e per l’irresponsabilità delle classi dirigenti rifugiate in piagnistei demagogici. Napolitano sembra un antico scoglio solitario che resiste a queste ondate disgregatrici cercando di fornire un approdo. Merita il rispetto di tutti, sperando che lo vedano.