La lunga marcia della Fed
I dati mensili sulla disoccupazione americana, pubblicati in ritardo per via dello shutdown federale, documentano una ripresa economica debole, ancora incapace di camminare senza il sostegno delle misure straordinarie della Fed. A settembre gli Stati Uniti hanno creato 148 mila posti di lavoro contro i 180 mila delle previsioni, netto peggioramento rispetto ai primi sei mesi dell’anno, nei quali si viaggiava attorno a una media di 195 mila posti al mese. Il miglioramento del tasso di disoccupazione, sceso al 7,2 per cento, è frutto di un’illusione ottica.

I dati mensili sulla disoccupazione americana, pubblicati in ritardo per via dello shutdown federale, documentano una ripresa economica debole, ancora incapace di camminare senza il sostegno delle misure straordinarie della Fed. A settembre gli Stati Uniti hanno creato 148 mila posti di lavoro contro i 180 mila delle previsioni, netto peggioramento rispetto ai primi sei mesi dell’anno, nei quali si viaggiava attorno a una media di 195 mila posti al mese. Il miglioramento del tasso di disoccupazione, sceso al 7,2 per cento, è frutto di un’illusione ottica: la percentuale scende perché gli americani che smettono di cercare lavoro non vengono conteggiati nella statistica; un’effettiva accelerazione della crescita dovrebbe essere piuttosto accompagnata da un iniziale aumento dell’indicatore della disoccupazione, per quanto possa sembrare controintuitivo.
I dati di settembre danno anche indicazioni sul presente e sul futuro delle politiche della Fed. La decisione di non allentare il Quantitative easing è confortata dall’anemia occupazionale e ieri i mercati hanno esultato alla cattiva notizia: la ripresa lenta garantisce che la Fed continuerà a immettere liquidità nel sistema ancora a lungo. Di certo all’incontro del board alla fine di ottobre nulla cambierà. Per ipotizzare qualche modifica bisogna attendere il meeting di metà dicembre, ma serviranno numeri ben diversi per iniziare a smantellare la politica interventista. Sarà il penultimo incontro presieduto da Ben Bernanke, dopodiché toccherà a Janet Yellen guidare la Fed e l’economia americana verso una meta occupazionale che appare ancora molto, molto lontana.