“No al riflusso”? Temo di più certi ircocervi

Sono diversi gli aspetti dell’appello per il “No al riflusso” sottoscritto da autorevoli intellettuali e che solo un giornale colto e aperto alle idee e al dibattito, come il Foglio, avrebbe potuto promuovere, in un grigiore che per lo più domina nella stampa. L’invito allo stato ad astenersi dall’intervenire nei processi di mercato, prendendo spunto dalle vicende Ansaldo, Alitalia e Telecom, può essere condiviso per quanto mi riguarda, non tanto come una pregiudiziale contrarietà, che non nutro, all’intervento pubblico in economia, ma come avversione nei confronti di quegli interventi promossi dal governo che avvengano senza una preventiva chiarezza sui rispettivi campi di intervento del  “pubblico” e del “privato”. di Angelo De Mattia
18 OTT 13
Ultimo aggiornamento: 06:04 | 6 AGO 20
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Al direttore - Sono diversi gli aspetti dell’appello per il “No al riflusso” sottoscritto da autorevoli intellettuali e che solo un giornale colto e aperto alle idee e al dibattito, come il Foglio, avrebbe potuto promuovere, in un grigiore che per lo più domina nella stampa. L’invito allo stato ad astenersi dall’intervenire nei processi di mercato, prendendo spunto dalle vicende Ansaldo, Alitalia e Telecom, può essere condiviso per quanto mi riguarda, non tanto come una pregiudiziale contrarietà, che non nutro, all’intervento pubblico in economia, ma come avversione nei confronti di quegli interventi promossi dal governo che avvengano senza una preventiva chiarezza sui rispettivi campi di intervento del “pubblico” e del “privato”, nella carenza di norme oggettive, chiare e predeterminate anche per la par condicio, nonché di strategie, nella casualità per non dire nella convulsione delle scelte decise in extremis, fino alla voglia di modificare in itinere le regole del gioco: come accade con le decisioni in corso per Alitalia e con quelle che si vorrebbero adottare per Telecom, o con il frequente appello alla Cdp e, più di recente, a Poste, la funzione delle quali, alla fine, potrebbe divenire quella di un ircocervo normativo e funzionale, se non si scioglieranno i nodi dell’architettura istituzionale, del perimetro operativo e della loro precisa missione: organismi potenti, ma dall’identikit indefinito. Comunque, non per rieditare la ormai abusata discussione in proposito, ma il Foglio potrebbe cogliere l’occasione per una riflessione su stato e mercato, alla luce delle più recenti trasformazioni istituzionali indotte anche dalla globalizzazione e dall’Unione europea. Con i più cordiali saluti.
di Angelo De Mattia