Come far convivere un Cav. condannato e un premier spendaccione

“E’ tutto molto semplice. Se Saccomanni non blocca l’aumento dell’Iva, non c’è più il governo”. Così al Foglio Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera, che spiega: “I problemi più grossi non li abbiamo noi, ma il presidente del Consiglio Enrico Letta, che è bravo, perbene e leale, ma spesso non è libero di dire quel che pensa veramente”. E il capogruppo si riferisce alla complicata convivenza, all’interno della grande coalizione, tra un’azionista di maggioranza (Silvio Berlusconi) destinato probabilmente agli arresti domiciliari, e un premier (Letta) che riferendosi ai guai del Cavaliere dice che “in Italia non esiste alcun accanimento giudiziario”.
21 SET 13
Ultimo aggiornamento: 01:05 | 17 AGO 20
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E’ tutto molto semplice. Se Saccomanni non blocca l’aumento dell’Iva, non c’è più il governo”. Così al Foglio Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera, che spiega: “I problemi più grossi non li abbiamo noi, ma il presidente del Consiglio Enrico Letta, che è bravo, perbene e leale, ma spesso non è libero di dire quel che pensa veramente”. E il capogruppo si riferisce alla complicata convivenza, all’interno della grande coalizione, tra un’azionista di maggioranza (Silvio Berlusconi) destinato probabilmente agli arresti domiciliari, e un premier (Letta) che riferendosi ai guai del Cavaliere dice che “in Italia non esiste alcun accanimento giudiziario”. Come si fa a stare insieme? “E’ molto semplice”, risponde Brunetta, “siccome ha ragione il grande Cavaliere, non ancora carcerato, sarà lui a vincere contro chi sostiene che in Italia esiste lo stato di diritto”. Ma, ripete il capogruppo del Pdl “i problemi più grossi non li abbiamo noi. Li ha Letta. All’interno della maggioranza si confrontano due linee, da una parte la nostra, quella del riformismo liberale, dall’altra quella del Pd, che rappresenta il conservatorismo ‘tassa e spendi’. Per capire cosa succede in Italia, basta pensare a questi ultimi mesi passati al governo. Noi abbiamo voluto e centrato molti obiettivi: la riforma di Equitalia è merito nostro, la cancellazione dell’Imu è merito nostro e il non aumento dell’Iva sarà anche questo merito nostro. La delega fiscale? La centreremo. Il grande piano infrastrutturale? Anche quello. Abbiamo fatto molte cose riuscendo a trovare virtuose coperture di bilancio, coperture che ho personalmente indicato a Letta e Saccomanni. E il Pd invece cosa ha fatto? In cosa ha caratterizzato la sua presenza all’interno della grande coalizione. Presto detto: gli esodati, la cassa integrazione in deroga, la stabilizzazione parziale dei precari della Pubblica amministrazione, quella dei precari della scuola, e poi hanno sponsorizzato anche un sedicente e costoso decreto sulla cultura. Tutte queste politiche assistenziali e clientelari le hanno finanziate con coperture discutibili. Hanno aumentato le tasse, le accise sui carburanti. Direi che questi mesi di governo danno un quadro assolutamente chiaro. Noi siamo liberali e siamo per la crescita, loro sono conservatori e statalisti”.
Brunetta dà per chiusa la partita sull’Iva, eppure il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, non sembra pensarla così. “O l’Iva resta tale e quale o il governo cade”, risponde Brunetta. “Si tratta di appena un miliardo di euro su un bilancio di 800 miliardi. Mi viene da ridere. Ai dubbi di Saccomanni ho già risposto con i fatti, ho trovato sette voci di copertura finanziaria, ho giocato a carte scoperte, io. Il ministro Angelino Alfano, il segretario del Pdl, ha appena chiesto a Letta un tavolo di verifica sulle coperture. Chiamatelo, se volete, cabina di regia. Spulceremo le pagine del bilancio, i capigruppo con i ministri economici, e vedrete che le coperture ci sono eccome. Letta, come ha detto Berlusconi, deve ottemperare agli accordi che stanno alla base del governo di grande coalizione. Noi non siamo in guerra con il Pd, ma ci sono degli accordi. E vanno rispettati. D’altra parte abbiamo preso lo stesso numero di voti del Partito democratico, siamo soci alla pari”.

Il decreto pro Renzi di Saccomanni
Per la verità il Pd ha preso uno 0,3 per cento in più del Pdl. “Esatto”, risponde Brunetta. “Diciamo che loro sono molto più capaci di noi nei seggi. Chapeau”. Che intende dire? “Semplicemente che basta spostare tre voti in ogni seggio. I seggi sono sessantamila, quanto fa sessantamila moltiplicato tre?”. E’ quello 0,3 per cento di differenza? “E’ persino di più”. Brogli elettorali? “No. Si tratta di propensione culturale, diciamo. Nei seggi loro sanno esserci, hanno i presidenti, gli scrutatori. Basta uno sghiribizzo di matita. Bravi. Lo dico con la morte nel cuore”.
Saccomanni ha fatto capire che potrebbe dimettersi sulla questione dell’Iva. “Saccomanni è un ministro tecnico, e come tale dovrebbe comportarsi. Si occupasse dei numeri, che della politica ce ne occupiamo noi politici. Ho notato che non si è stracciato le vesti per l’orrendo decreto sulla cultura e nemmeno sulle altre spese facili che interessavano al Pd. I maligni sostengono che il decreto cultura sia stato voluto soltanto per aiutare Renzi e i bilanci del comune di Firenze. Sto lavorando a questa storia con un dossier che presto renderò pubblico”. Brunetta sembra scommettere poco sulla durata del governo. “Non è così. Dico soltanto che i patti vanno rispettati, che l’Iva non deve aumentare, e che Silvio Berlusconi è da vent’anni vittima di uno spaventoso accanimento giudiziario. E su questi punti, per me, la legislatura può arrivare al 2018 con Letta presidente. Ci lavoro bene con lui”.