Egitto, venerdì di collera e sangue
Continua a salire il numero delle vittime in Egitto in questa “venerdì della rabbia” proclamato dai sostenitori del deposto presidente Morsi. Numerose manifestazioni e cortei si stanno svolgendo in gran parte del paese. A Ismailia il numero delle vittime sarebbe salito a 12, mentre al Cairo si continua a sparare e le vittime accertate secondo al Jazera sarebbero 25, molte delle quali cadute a piazza Ramses. Scontri sono stati registrati anche a Damietta e a el Arish dove circa 20 manifestanti sono rimasti uccisi. Nel pomeriggio è arrivato l’appello al cessate il fuco da parte dell’Onu e anche la Ue, dopo un vertice telefonico Hollande-Merkel- ha chiesto l’avvio di urgenti consultazioni. Raineri Massacro al Cairo, il jihad si frega le mani- Ferraresi Golpe? Quale golpe? La Casa Bianca si tiene a distanza

Continua a salire il numero delle vittime in Egitto in questa “venerdì della rabbia” proclamato dai sostenitori del deposto presidente Morsi. Numerose manifestazioni e cortei si stanno svolgendo in gran parte del paese. A Ismailia il numero delle vittime sarebbe salito a 12, mentre al Cairo si continua a sparare e le vittime accertate secondo al Jazera sarebbero 25, molte delle quali cadute a piazza Ramses. Scontri sono stati registrati anche a Damietta e a el Arish dove circa 20 manifestanti sono rimasti uccisi. Nel pomeriggio è arrivato l’appello al cessate il fuco da parte dell’Onu e anche la Ue, dopo un vertice telefonico Hollande-Merkel- ha chiesto l’avvio di urgenti consultazioni.
Lacrimogeni, ordigni, cariche e colpi d’arma da fuoco. A poche ora dall’inizio delle marce convocate per oggi in Egitto nel “giorno della rabbia”, si sono già registrati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine in diverse città del paese. Il Cairo, Ismailia, Tanta, Assiut. Al Jazeera riferisce di 7 morti e 11 feriti a Ismailia dove le forze di sicurezza sono entrate in contatto con i sostenitori del deposto presidente egiziano Morsi. Un poliziotto è rimasto ucciso al Cairo nel corso di un attacco condotto contro un posto di blocco, mentre sempre al Cairo – segnalal al Arabiya – un gruppo di manifestanti ha cominciato a lanciare ordigni contro una centrale della polizia.
Sono almeno 28 le marce convocate per le 13 e 30 odierne dall'Alleanza per la Democrazia e contro il Golpe al Cairo. Tutte, si legge in una nota riportata da al Jazira, si dirigeranno verso piazza Ramses dopo la preghiera del venerdì nelle moschee. "La nostra – afferma la nota – è una rivoluzione pacifica e continueremo a mobilitarci nelle strade senza violenza né sabotaggi che diano ai capi del golpe un alibi per restare al potere". Gli esponenti dell'Alleanza, nella quale trova spazio preponderante la Fratellanza Musulmana, godono dell'appoggio di influenti religiosi, come il sunnita Yusuf al Qaradawi, che ha invitato egiziani e musulmani di tutto il mondo arabo a scendere nelle strade. Mobilitazioni anche nel campo avverso a quello islamista. Tamarod, che riunisce coloro che avevano chiesto e ottenuto dall'esercito la destituzione di Mohamed Morsi dalla carica di capo dello Stato, ha lanciato un appello televisivo ai propri militanti affinché si schierino fisicamente a difesa degli edifici religiosi, in particolare le chiese copte, che in queste ultime 48 ore avevano subito diversi attacchi.
Nella sua lettera settimanale il capo dei Fratelli Musulmani, Mohammed Badie, ha affermato che "le manifestazioni continuano in tutte le province della Repubblica e confermano che il popolo egiziano, che ha assaporato il gusto della libertà e pagato il prezzo con il sangue dei martiri, non è disponibile a perderla". "Grazie a Dio – ha aggiunto Badie – questo è un popolo orgoglioso, che vuole mantenere i propri diritti e praticare resistenza pacifica. Continueremo la lotta in modo pacifico".
Le forze di sicurezza intanto hanno chiuso le strade che portano a piazza Rabaa, epicentro delle proteste di questi giorni. Appena cominciate le marce convocate dai Fratelli Musulmani nel "Giorno della collera", già uno scontro si è verificato a Tanta, città nel nord dell'Egitto. Qui le forze di sicurezza hanno sparato lacrimogeni per disperdere la folla che cercava di raggiungere un edificio governativo. Un poliziotto è rimasto ucciso in un attacco armato a un posto di blocco al Cairo, come ha riferito il canale televisivo di Stato.
IL GIORNO DELLA RABBIA - L'ultimo bilancio ufficiale delle vittime delle ultime 48 ore di scontri tra i pro Morsi e l'esercito è di 623 morti; oltre 4.000 secondo i Fratelli Musulmani, che hanno scelto per questo venerdì lo stesso nome dato a quel 28 novembre 2011 in cui la "rabbia" di piazza Tahrir travolse Hosni Mubarak e la sua cerchia. Il luogo epicentro della protesta – piazza Rabaa, dove sorge la moschea Al-Adawiya – è oggi diverso ma, nonostante la devastazione che l'ha colpita, questa resta il punto di riferimento simbolico di un movimento che la mano durissima dei militari non riesce a far sparire dalla scena politica.
La politica stessa, dal canto suo, sembra avere pochi margini per esercitare una mediazione tra le parti, dopo il sangue degli ultimi due giorni. E, nonostante gli appelli delle cancellerie occidentali (ieri anche il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, aveva convocato l'ambasciatore egiziano per esprimergli la "preoccupazione" della Farnesina e chiedere la revoca dello stato di emergenza), l'uomo forte del Paese, il generale Abdulfattah Al-Sisi, capo delle Forze armate e regista della destituzione dalla presidenza della Repubblica di Mohamed Morsi, non vuole recedere da un confronto di natura militare con coloro che vengono definiti "terroristi".
La politica stessa, dal canto suo, sembra avere pochi margini per esercitare una mediazione tra le parti, dopo il sangue degli ultimi due giorni. E, nonostante gli appelli delle cancellerie occidentali (ieri anche il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, aveva convocato l'ambasciatore egiziano per esprimergli la "preoccupazione" della Farnesina e chiedere la revoca dello stato di emergenza), l'uomo forte del Paese, il generale Abdulfattah Al-Sisi, capo delle Forze armate e regista della destituzione dalla presidenza della Repubblica di Mohamed Morsi, non vuole recedere da un confronto di natura militare con coloro che vengono definiti "terroristi".
L'ONU E LE PAROLE DI OBAMA - Nel frattempo il Consiglio di sicurezza dell'Onu, riunitosi nella notte su richiesta del premier turco, Recep Tayyp Erdogan, ha invitato le parti a mostrare moderazione ma coloro in grado di esercitare una maggiore pressione sul Cairo, in realtà non vanno oltre le dichiarazioni di condanna. "Deploriamo la violenza contro i civili, sosteniamo i diritti universali e basilari alla dignità umana, incluso il diritto a una protesta pacifica", ha detto ieri il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, interrompendo brevemente le proprie vacanze estive. Il presidente americano ha annunciato che gli Stati Uniti hanno annullato le esercitazioni militari congiunte con l'Egitto previste per il prossimo mese e che Washington potrebbe troncare la cooperazione militare ma in realtà è stato Chuck Hagel, il capo del Pentagono, a rassicurare al telefono Al-Sisi che per adesso tale collaborazione è confermata, così come resta intatto, per il momento, l'aiuto finanziario di circa 1,5 miliardi di dollari che ogni anno Washington eroga al Cairo, destinato in gran parte al settore militare egiziano.
LA POSIZIONE DI ERDOGAN - Intanto il governo turco ha richiamato il suo ambasciatore ad Ankara per consultazioni. Si tratta di una risposta allo stesso provvedimento preso dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, che ieri aveva convocato il proprio inviato diplomatico al Cairo Huseyin Avni Botsali per consultazioni sugli eventi in corso in Egitto. Mercoledì scorso Erdogan e il presidente turco Abdullah Gul avevano definito ''assolutamente inaccettabile'' la repressione messa in atto dal governo del Cairo dei sit-in pro Morsi e chiesto l'intervento della comunità internazionale per fermare il massacro.
LE MOSSE DELL'ESERCITO EGIZIANO - L'esercito egiziano ha consolidato la propria presenza nel centro del Cairo in vista delle manifestazioni convocate in quello che i Fratelli Musulmani hanno definito il "giorno della collera". I militari hanno rafforzato le posizioni soprattutto nell'area di piazza Tahrir e presso i ponti sul Nilo. Le vie che conducono alla piazza epicentro della protesta di due anni fa sono state chiuse e occupate dai blindati delle forze armate.
LE MOSSE DELL'ESERCITO EGIZIANO - L'esercito egiziano ha consolidato la propria presenza nel centro del Cairo in vista delle manifestazioni convocate in quello che i Fratelli Musulmani hanno definito il "giorno della collera". I militari hanno rafforzato le posizioni soprattutto nell'area di piazza Tahrir e presso i ponti sul Nilo. Le vie che conducono alla piazza epicentro della protesta di due anni fa sono state chiuse e occupate dai blindati delle forze armate.
LA PREGHIERA DEL PAPA - Preoccupato per le "notizie dolorose" che "purtroppo giungono dall'Egitto", Papa Francesco ha indicato la via del dialogo e della riconciliazione come l'unica possibile per ritrovare la pace, mentre ha pregato "per tutte le vittime e i loro familiari, per i feriti e per quanti soffrono". A conclusione della messa celebrata ieri nella piazza centrale di Castel Gandolfo in occasione della Festa dell'Assunta, il Pontefice ha poi esortato così i 12mila fedeli presenti: "Preghiamo insieme per la pace, il dialogo, la riconciliazione in quella cara Terra e nel mondo intero".