La legge davanti ai buoi

La decisione assunta dai partiti di maggioranza di adottare una procedura d’urgenza (naturalmente all’italiana, con una discussione che comincerà a settembre) per la riforma della legge elettorale è una concessione alle pressioni di chi punta a una conclusione dell’esperienza del governo di larghe intese e della legislatura in tempi brevi. Separare la tematica elettorale da quella istituzionale, in particolare dall’abolizione del bicameralismo ripetitivo, rende aleatoria l’efficacia di qualsiasi meccanismo di voto.
2 AGO 13
Ultimo aggiornamento: 03:53 | 18 AGO 20
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La decisione assunta dai partiti di maggioranza di adottare una procedura d’urgenza (naturalmente all’italiana, con una discussione che comincerà a settembre) per la riforma della legge elettorale è una concessione alle pressioni di chi punta a una conclusione dell’esperienza del governo di larghe intese e della legislatura in tempi brevi. Separare la tematica elettorale da quella istituzionale, in particolare dall’abolizione del bicameralismo ripetitivo, rende aleatoria l’efficacia di qualsiasi meccanismo di voto. In sostanza si tratta o di estendere ad ambedue le Camere il meccanismo, criticato da tutti e in attesa di una censura da parte della Consulta, che attribuisce la maggioranza assoluta dei seggi a chi ottiene una maggioranza relativa anche ristrettissima dei voti, o, al contrario, determinare una soglia elevata per far scattare le correzioni maggioritarie, il che con ogni probabilità si tradurrebbe nel ritorno alla distribuzione proporzionale dei seggi, che nelle condizioni di quadro politico esistenti e prevedibili affosserebbe definitivamente il bipolarismo. Altre invenzioni naturalmente sono possibili, ma renderebbero ancora più farraginoso il sistema di voto e, in ogni caso, non potrebbero evitare il rischio delle maggioranze diverse nelle due Camere. Oltre al problema tecnico del rischio permanente di ingovernabilità nel sistema parlamentare, c’è quello dell’adeguamento del sistema istituzionale alla scala reale dei poteri, che tende in modo irresistibile verso il presidenzialismo, il che pone automaticamente la questione dell’elezione diretta del presidente della Repubblica. Naturalmente per dare una risposta a chi chiede insistentemente di mettere il carro davanti ai buoi, approvando prima delle riforme istituzionali una qualsiasi legge elettorale, è necessario fornire rapidamente risposte convergenti sull’assetto costituzionale che si ritiene sia adatto a correggere la paralisi istituzionale che è stata superata solo grazie all’irripetibile funzione dominante esercitata dal presidente Giorgio Napolitano.
Le condizioni politiche generali, in cui i maggiori schieramenti dovrebbero riflettere sulle proprie insufficienze utilizzando la tregua imposta dal Quirinale e persino lo stallo determinato dall’ipocrisia della sentenza della Cassazione, sono tali da consentire una ricerca di soluzioni istituzionali basate su un equilibrio tra governabilità e rappresentanza, senza che nessuno possa imporre patti leonini, destinati poi al fallimento. In un quadro in cui si sa che ci si muove verso una soluzione istituzionale specifica, si può anche accelerare per una legge elettorale coerente, per esempio a doppio turno se si va verso la Francia, proporzionale fortemente corretta se si va verso la Germania. Quel che proprio non regge è fare la legge elettorale alla cieca solo per far cadere il governo.