Noterelle su un agente della Cia

Robert Seldon Lady, ex capocentro della Cia a Milano condannato a 6 anni di reclusione per il sequestro dell’imam Abu Omar, è stato fermato mercoledì a Panama dalla polizia di frontiera. Era l’unico, dei 23 agenti Cia condannati per quella operazione di extraordinary rendition, ad aver avuto validato, nel dicembre del 2012, dal ministro Cancellieri il mandato di cattura internazionale. Durante la permanenza a Milano aveva stabilito, come risulta dagli atti del processo Abu Omar, rapporti solidi e consuetudinari con il nucleo antiterrorismo della Digos dando vita a una stretta collaborazione.
19 LUG 13
Ultimo aggiornamento: 01:59 | 20 AGO 20
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Robert Seldon Lady, ex capocentro della Cia a Milano condannato a 6 anni di reclusione per il sequestro dell’imam Abu Omar, è stato fermato mercoledì a Panama dalla polizia di frontiera. Era l’unico, dei 23 agenti Cia condannati per quella operazione di extraordinary rendition, ad aver avuto validato, nel dicembre del 2012, dal ministro Cancellieri il mandato di cattura internazionale. Durante la permanenza a Milano aveva stabilito, come risulta dagli atti del processo Abu Omar, rapporti solidi e consuetudinari con il nucleo antiterrorismo della Digos dando vita a una stretta collaborazione. Dopo il sequestro, avvenuto il 17 febbraio 2003, continua tranquillamente a restare in Italia e, in attesa del pensionamento acquista una villa a Penango dove va a risiedere assieme alla moglie Martha Julia. Nel frattempo le indagini sul sequestro proseguono ma quando, il 23 giugno 2005, gli stessi funzionari della Digos con cui aveva strettamente collaborato si presentano al cancello della sua abitazione per arrestarlo, Seldon Lady è già lontanissimo. Da chi e quando fosse stato avvertito non è stato mai chiarito.
Non c’è dubbio che avesse avuto un ruolo centrale nel sequestro dell’imam milanese come, altrettanto acclarato, risultano i quasi quotidiani rapporti con i vertici della Digos milanese. Una “invasività”, la sua, che si intrecciava con quella dell’Fbi presente in forze nel capoluogo lombardo. Mai avrebbe pensato di essere oggetto di un mandato di cattura e che a eseguirlo sarebbero stati inviati quei funzionari che frequentava regolarmente e con i quali aveva avuto uno scambio continuo di informazioni. Il fermo, dai contorni non ancora definiti, è dovuto al possesso, da parte dell’ex agente Cia, di documenti contraffatti. Una motivazione che lascia perplessi perché sin dalla sua sparizione dall’Italia fonti ben accreditate affermavano che si fosse rifugiato proprio a Panama. Si tratta ora di vedere se e quando verrà concessa la sua estradizione. Di certo Seldon Lady conosce molte cose.