Napolitano: "Il governo deve andare avanti". Il Pd non sfiducerà Alfano
Ineccepibile discorso di Napolitano. Rievocato il principio di realtà. Fiero di essere un corazziere. Più grasso che alto, ma corazziere. — giuliano ferrara (@ferrarailgrasso) July 18, 2013

IL RICORDO - E’ iniziato con un messaggio di solidarietà rivolto alla famiglia di Domenico Quirico, il giornalista della Stampa scomparso 100 giorni fa in Siria, il discorso del Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della cerimonia del ventaglio.
LA CRISI - Quello iniziato nel luglio del 2012 è per Napolitano “uno dei periodi tra i più intensi e inquieti della storia politica dell'Italia repubblicana, con svolte, momenti di tensione e persino rischi di paralisi nella vita pubblica, senza precedenti”. Napolitano ha ricordato come la situazione sia grave, ma ha anche rifiutato di parlare di catastrofismi perché "quel che è rimasto sempre incombente e che deve anche oggi avere il primo posto nella nostra attenzione collettiva, è la criticità delle condizioni economiche e sociali del nostro paese, la serietà delle incognite con cui ci confrontiamo".
CON LETTA - E’ quindi indispensabile, in questo senso, “proseguire nella realizzazione degli impegni del governo Letta”, un governo che in due mesi e mezzo si è guadagnato “riconoscimenti e apprezzamenti per la sua capacità di iniziativa e proposta”. D’altronde, ha ricordato Napolitano, “è stato lo stesso presidente Letta ad affermare che egli certo non intende governare ‘ad ogni costo’, cioè anche a costo di subire freni e interferenze che blocchino la produttività degli sforzi dell’esecutivo. Dobbiamo in quell’affermazione – ha inoltre sottolineato il presidente – vedere una garanzia importante per tutti”.
"Si può mettere a repentaglio la continuità di questo governo impegnato in un programma di attività ben definito, senza offrire pesanti ragioni ai più malevoli e anche interessati critici e detrattori del nostro paese, pronti a proclamare l'ingovernabilità e inaffidabilità dell'Italia?". "I contraccolpi a nostro danno, nelle relazioni internazionali e nei mercati finanziari, si vedrebbero subito e potrebbero risultare irrecuperabili".
"Non ci si avventuri a creare vuoti, a staccare spine, per un'inammissibile sottovalutazione delle conseguenze", ha detto Napolitano, "Si sgombri il terreno da sovrapposizioni improprie, come quella tra vicende giudiziarie dell'onorevole Berlusconi e prospettive di vita dell'attuale governo". "E' interesse comune affidarsi con rispetto, senza pressioni né in un senso né nell'altro, alle decisioni della Corte di Cassazione, e affidarsi correttamente, chi ha da difendersi, all'esercizio dei diritti e delle ragioni della difesa", ha ancora una volta ribadito il capo dello stato prima di invitare nuovamente tutti “ad abbandonare le posizioni ‘urlate’, a confrontarsi più pacatamente”.
LA CRISI - Quello iniziato nel luglio del 2012 è per Napolitano “uno dei periodi tra i più intensi e inquieti della storia politica dell'Italia repubblicana, con svolte, momenti di tensione e persino rischi di paralisi nella vita pubblica, senza precedenti”. Napolitano ha ricordato come la situazione sia grave, ma ha anche rifiutato di parlare di catastrofismi perché "quel che è rimasto sempre incombente e che deve anche oggi avere il primo posto nella nostra attenzione collettiva, è la criticità delle condizioni economiche e sociali del nostro paese, la serietà delle incognite con cui ci confrontiamo".
CON LETTA - E’ quindi indispensabile, in questo senso, “proseguire nella realizzazione degli impegni del governo Letta”, un governo che in due mesi e mezzo si è guadagnato “riconoscimenti e apprezzamenti per la sua capacità di iniziativa e proposta”. D’altronde, ha ricordato Napolitano, “è stato lo stesso presidente Letta ad affermare che egli certo non intende governare ‘ad ogni costo’, cioè anche a costo di subire freni e interferenze che blocchino la produttività degli sforzi dell’esecutivo. Dobbiamo in quell’affermazione – ha inoltre sottolineato il presidente – vedere una garanzia importante per tutti”.
"Si può mettere a repentaglio la continuità di questo governo impegnato in un programma di attività ben definito, senza offrire pesanti ragioni ai più malevoli e anche interessati critici e detrattori del nostro paese, pronti a proclamare l'ingovernabilità e inaffidabilità dell'Italia?". "I contraccolpi a nostro danno, nelle relazioni internazionali e nei mercati finanziari, si vedrebbero subito e potrebbero risultare irrecuperabili".
"Non ci si avventuri a creare vuoti, a staccare spine, per un'inammissibile sottovalutazione delle conseguenze", ha detto Napolitano, "Si sgombri il terreno da sovrapposizioni improprie, come quella tra vicende giudiziarie dell'onorevole Berlusconi e prospettive di vita dell'attuale governo". "E' interesse comune affidarsi con rispetto, senza pressioni né in un senso né nell'altro, alle decisioni della Corte di Cassazione, e affidarsi correttamente, chi ha da difendersi, all'esercizio dei diritti e delle ragioni della difesa", ha ancora una volta ribadito il capo dello stato prima di invitare nuovamente tutti “ad abbandonare le posizioni ‘urlate’, a confrontarsi più pacatamente”.
CASO SHALABAYEVA - Il capo dello stato ha poi preso spunto dalle recenti vicende di cronaca per affrontare il delicato tema dell'espulsione della moglie del leader dell'opposizione kazaka: "Occorre sgombrare il campo egualmente da gravi motivi di imbarazzo e di discredito per lo stato e dunque per il paese – ha detto – come quelli provocati dall'inaudita storia della precipitosa espulsione dall'Italia della madre kazaca, della sua bambina, sulla base di una sedicente e distorsiva rappresentazione del caso, e di una pressione di interferenza, l'una e le altre inammissibili da parte di qualsiasi diplomatico straniero''. ''Ne sono scaturiti – ha proseguito Napolitano – altri interrogativi sul modo di garantire pienamente diritti fondamentali di persone presenti a qualsiasi titolo nel nostro paese''. Il governo, sull'espulsione dall'Italia della madre kazaka e della sua bambina, ''ha opportunamente deciso innanzitutto di sanzionare comportamenti di funzionari titolari e delicati ruoli in materia di sicurezza, che hanno assunto decisioni non sottoposte al necessario vaglio dell'autorità politica e non fondate su verifiche e valutazioni rigorose''.
Nel frattempo in casa Pd i renziani hanno chiesto al partito di formulare una propria mozione di sfiducia per il ministro dell'Interno Angelino Alfano, alla luce di quanto accaduto proprio in relazione al caso Shalabayeva. Ad avanzare la richiesta al gruppo del Senato, riunito da questa mattina nella sala Koch di Palazzo Madama, sarebbe stato il senatore Andrea Marcucci. In alternativa, lo stesso Marcucci avrebbe chiesto una "mozione di censura" nei confronti dello stesso Alfano.
Nonostante la richiesta di alcuni renziani, i senatori del Pd hanno però deciso che voteranno contro la mozione di sfiducia al ministro dell'Interno Angelino Alfano. E' il risultato del voto dell'assemblea del gruppo, presenti Guglielmo Epifani e Dario Franceschini. La proposta è stata approvata con 80 voti a favore e 7 contrari. Con il respingimento delle mozioni di sfiducia di M5S e Sel contro il ministro Alfano, il Pd ribadirà domani la propria fiducia al governo. "Abbiamo rabadito che il governo va avanti", ha detto il segretario del Pd Epifani al termine dell'assemblea del gruppo Pd al senato.