La scelta giusta di Cohn-Bendit
Due giorni fa il Parlamento europeo ha votato per la revoca dell’immunità parlamentare alla leader del Front national francese, Marine Le Pen, che potrà essere così giudicata da un tribunale di Lione per incitamento all’odio, su richiesta dell’Associazione per i diritti delle minoranze che l’ha denunciata. Con la pesantezza che la contraddistingue, l’esponente della droite d’oltralpe aveva dichiarato, a proposito delle preghiere di strada islamiche: “Mi dispiace per coloro ai quali piace tanto parlare di Seconda guerra mondiale, ma anche in questo caso si tratta di un’occupazione.

Due giorni fa il Parlamento europeo ha votato per la revoca dell’immunità parlamentare alla leader del Front national francese, Marine Le Pen, che potrà essere così giudicata da un tribunale di Lione per incitamento all’odio, su richiesta dell’Associazione per i diritti delle minoranze che l’ha denunciata. Con la pesantezza che la contraddistingue, l’esponente della droite d’oltralpe aveva dichiarato, a proposito delle preghiere di strada islamiche: “Mi dispiace per coloro ai quali piace tanto parlare di Seconda guerra mondiale, ma anche in questo caso si tratta di un’occupazione. Anche se non ci sono blindati e soldati, si tratta comunque di qualcosa che danneggia i cittadini”.
Con questa e probabilmente con nessun’altra affermazione della Le Pen mai è stato d’accordo il verde francese Daniel Cohn-Bendit, anch’egli deputato europeo. Anzi, sarebbe difficile trovare un anti lepenista più convinto e battagliero di lui (non più tardi di pochi mesi fa, al termine di uno scambio piuttosto vivace di battute al Parlamento europeo, le aveva urlato un poco urbano: “Taci, cretina!”). Ma stavolta Cohn-Bendit ha votato contro la revoca dell’immunità alla sua giurata avversaria politica: “Le insensatezze, le bestialità, le idiozie e le follie di Marine Le Pen sono dichiarazioni. E io, in questi casi, sono per la libertà di espressione”.
Chapeau, visto che si parla di francesi. L’idea di chiamare i giudici a sanzionare un’affermazione certamente estrema e certamente discutibile denuncia, nella gauche francese e anche europea, una gran voglia di censura come antidoto a qualcosa che non ci si sente in grado di affrontare politicamente. Che gli odiati populismi destrorsi, ovunque in crescita, debbano essere combattuti a suon di politica e non di sentenze, Daniel Cohn-Bendit lo ha invece capito benissimo. Per questo la sua decisione di non accodarsi alla richiesta di far tacere Marine Le Pen per via giudiziaria va apprezzata come un atto di intelligenza politica e di coerenza, per una sinistra che si richiama (o almeno dovrebbe) alla libertà di espressione.