Sharia Über Alles

Due anni fa la Bild mise in copertina la statua della Dea Iustitia, il capo coperto dal velo islamico e il Corano su uno dei piatti della bilancia. Era l’avanzata del diritto islamico nei tribunali tedeschi. Le fece eco una già storica copertina dello Spiegel. Titolo: “Mecca Germania”. Adesso una moschea nello stato del nord della Renania Settentrionale-Vestfalia ha avuto il via libera per usare gli altoparlanti nella chiamata del muezzin alla preghiera. Osservatori tedeschi, di destra come di sinistra, parlano di storico precedente che influenzerà le altre tremila moschee nel paese. Lo scorso 21 giugno ci aveva provato la moschea Fatih Camii di Wipperfürth, a quaranta chilometri da Colonia.
4 LUG 13
Ultimo aggiornamento: 22:40 | 14 AGO 20
Immagine di Sharia Über Alles
Due anni fa la Bild mise in copertina la statua della Dea Iustitia, il capo coperto dal velo islamico e il Corano su uno dei piatti della bilancia. Era l’avanzata del diritto islamico nei tribunali tedeschi. Le fece eco una già storica copertina dello Spiegel. Titolo: “Mecca Germania”. Adesso una moschea nello stato del nord della Renania Settentrionale-Vestfalia ha avuto il via libera per usare gli altoparlanti nella chiamata del muezzin alla preghiera. Osservatori tedeschi, di destra come di sinistra, parlano di storico precedente che influenzerà le altre tremila moschee nel paese. Lo scorso 21 giugno ci aveva provato la moschea Fatih Camii di Wipperfürth, a quaranta chilometri da Colonia. Il quotidiano Zeit parla di una rivolta nella città di Rendsburg contro il piano della comunità islamica per usare gli altoparlanti. Il loro slogan è “Kein öffentlicher Gebetsruf”, no a chiamate pubbliche alla preghiera. Perché non si tratta dell’islam percepito a misura d’uomo, rispettoso della laicità delle istituzioni. Ma del ramo dell’islam politico che non separa stato e moschea e vuole occupare lo spazio pubblico lasciato libero dalla secolarizzazione.
L’adhan recitato dal muezzin è il primo segno dell’islamizzazione. Il minareto è un’invenzione tardiva, tanto che in Arabia Saudita è vietato in quanto “novità”. La preghiera islamica, di cui il muezzin è parte fondamentale, è ostentazione della visibilità. Un modo per dire: “Noi siamo qui, siamo forti e siamo numerosi”. E ancora: “Noi stiamo imitando il Profeta”. La fede islamica deve essere sempre visibile, si prega per strada, negli autobus, nei negozi. Nell’islamismo la preghiera è un vessillo, come la barba, il caffettano o la predicazione spavalda. Da Teheran alla Renania Settentrionale-Vestfalia, è l’idea di creare un ghetto islamico dentro una grande città. Ci vuole una resistenza interna straordinaria per ascoltare dieci volte al giorno un simile messaggio come quello salmodiato dal muezzin e non convincersi che non sia vero. Per questo non c’è nulla di più roboante, scenico, grandioso e inquietante del canto lamentoso e poetico di un muezzin finanziato dall’Arabia Saudita che risuona nel cielo sopra Berlino. E’ il risveglio dal torpore multiculturalista.