Quirico è vivo
Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, conferma che il giornalista Domenico Quirico è vivo e che c’è stata una breve telefonata con la famiglia dalla Siria. L’inviato della Stampa era entrato nel paese il 6 aprile, ma dal 9 aprile si erano persi i contatti, dopo un ultimo sms sulla strada verso Homs. Il suo direttore, Mario Calabresi, lo aspetta “per riabbracciarlo presto, ma non è ancora finita”. Anche la Farnesina avverte che la situazione “è ancora delicata”.

Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, conferma che il giornalista Domenico Quirico è vivo e che c’è stata una breve telefonata con la famiglia dalla Siria. L’inviato della Stampa era entrato nel paese il 6 aprile, ma dal 9 aprile si erano persi i contatti, dopo un ultimo sms sulla strada verso Homs. Il suo direttore, Mario Calabresi, lo aspetta “per riabbracciarlo presto, ma non è ancora finita”. Anche la Farnesina avverte che la situazione “è ancora delicata”.
La chiamata di Quirico arriva subito dopo che l’esercito del governo siriano e il gruppo libanese Hezbollah hanno vinto la battaglia contro i ribelli siriani per il controllo della piccola città di Qusayr, a pochi chilometri dal confine con il Libano e da un’altra città strategica, Homs, e hanno sbloccato temporaneamente una situazione che era in stallo da almeno un mese. Proprio da quel settore il giornalista aveva tentato di entrare in Siria, e proprio negli stessi giorni in cui cominciava l’offensiva su larga scala di Hezbollah.
Nelle scorse settimane il Foglio ha parlato con proprie fonti tra i ribelli delle due città, Qusayr e Homs, ma ogni domanda a proposito dell’inviato è stata accolta con sorpresa, nemmeno sapevano che un giornalista italiano fosse di passaggio in quell’area. Suona strano, perché i ribelli siriani riempiono le interminabili pause della guerra civile con un continuo passaparola e si scambiano informazioni grazie a una rete fitta di contatti.
Quirico non è il solo giornalista a riemergere da un lungo periodo di silenzio in Siria. A novembre è scomparso un freelance americano, James Foley, e non si è saputo più nulla di lui fino a quando la redazione con cui collaborava non ha assunto degli specialisti che lo hanno ritrovato “in una prigione dei servizi segreti vicino Damasco”. Il suo laptop è riaffiorato invece in Libano – è un mistero perché Foley è stato catturato attorno a Taftanaz, molto più a nord, vicino al confine con la Turchia.
A luglio era scomparso un altro freelance americano, Austin Tice, un ex marine spavaldo che accusava gli altri giornalisti di pigrizia perché in realtà “lavorare dalla Siria è facile”. Di Tice si sono perse quasi completamente le tracce, eccetto per un breve video in cui sembra essere prigioniero di un gruppo di estremisti islamici. Gli esperti però concordano all’unanimità: il video è una montatura per far credere che sia in mano a qualche gruppo nemico del governo, è arrivato su Internet secondo canali mai usati prima – e non attraverso quelli dei jihadisti che sono tenuti attentamente sotto osservazione. Persino i vestiti sono sbagliati: insomma, una pagliacciata, se non fosse che la questione è seria e in mezzo c’è Tice, di cui poi non si è saputo più nulla.