Confindustria: "Distrutto oltre il 15 per cento del potenziale manifatturiero"
Confindustria rilancia il Progetto per l'Italia. Cinque proposte per il rilancio economico, industriale e sociale del paese che, secondo quanto annunciato dal vicepresidente Fulvio Conti alla presentazione dell'ultimo rapporto del Centro studi dell'associazione "daranno frutti nel tempo solo se saranno sostenute da un governo capace di attuare quelle riforme necessarie per riportare l'Italia fuori dalle secche della crisi". Per il numero due di Confindustria "la madre di tutte le riforme è avviare una capillare opera di semplificazione normativa e di sburocratizzazione del paese, serve una governance pubblica snella, un quadro normativo leggero, chiaro e prevedibile". L'editoriale A Madrid la disoccupazione cala, le riforme pagano, Squinzi si lagna

Confindustria rilancia il Progetto per l'Italia. Cinque proposte per il rilancio economico, industriale e sociale del paese che, secondo quanto annunciato dal vicepresidente Fulvio Conti alla presentazione dell'ultimo rapporto del Centro studi dell'associazione "daranno frutti nel tempo solo se saranno sostenute da un governo capace di attuare quelle riforme necessarie per riportare l'Italia fuori dalle secche della crisi". Per il numero due di Confindustria "la madre di tutte le riforme è avviare una capillare opera di semplificazione normativa e di sburocratizzazione del paese, serve una governance pubblica snella, un quadro normativo leggero, chiaro e prevedibile, in cui venga riconosciuto il ruolo centrale dello stato nelle decisioni di investimento di interesse strategico attraverso una riforma del Titolo V della Costituzione".
Conti prosegue sottolineando come sia necessario tagliare "in modo drastico i costi per le imprese e aumentare la produttività attraverso la creazione di un fisco più leggero, semplice e meglio distribuito, riducendo di almeno 11 punti gli oneri sociali che gravano sulle imprese manifatturiere e detassando i salari di produttività". Per Confindustria si deve anche "ridare liquidità all'economia pagando al più presto tutti i debiti della pa e sostenere l'accesso al credito delle Pmi rafforzando e migliorando glistrumenti già disponibili". Con la quarta proposta l'associazione chiede di "rendere il mercato del lavoro meno vischioso ed inefficiente, attraverso un patto generazionale che favorisca da un lato il ricambio tra le generazioni e dall'altro la coesione sociale. Occorre ripristinare meccanismi di incentivazione all'esodo e parallelamente introdurre altri, come sgravi fiscali, per dare lavoro a giovani e donne, in articolare nel Sud Italia".
Gli industriali auspicano "alcuni ritocchi alla riforma del mercato del lavoro" per "incanalare positivamente la creatività dei giovani e la voglia delle donne di dare un futuro migliore ai loro figli". Al quinto e ultimo punto Confindustria chiede "di detassare gli investimenti in ricerca e innovazione e favorire gli investimenti pubblico-privati in infrastrutture materiali e non. Per farlo bisogna rivedere i criteri di calcolo dela spesa produttiva e dare un ruolo centrale allo strumento del credito di imposta".
LA RELAZIONE DEL CENTRO STUDI - L'intervento del vicepresidente di Confindustria arriva nello stesso giorno in cui il Centro Studi dell'associazione fotografa l'impatto della recessione economica sulla base produttiva dell'industria manifatturiera italiana che versa in condizioni "fortemente critiche". Stando ai dati del Centro Studi, la doppia crisi economica che si è abbattuta sul paese, quella tra il 2008 ed il 2009 e l'ultima ancora in corso, ha intaccato la base produttiva dell'industria e causato "la distruzione di oltre il 15% del potenziale manufatturiero italiano", con una punta del 45% negli autoveicoli e nei prodotti del legno. Una situazione pesante che vede l'Italia rimanere la settima potenza industriale la cui posizione è però "messa a rischio dalla profondità e dalla durata del calo della domanda".
A rallentare, in questa condizione, infatti, anche il tradizionale benefico apporto dell'export, "scemato", secondo gli studi degli economisti di viale dell'Astronomia, "a causa della frenata della domanda internazionale sopratutto quella dell'Eurozona" e alla luce del fatto che il commercio mondiale non è ancora tornato sui trend di crescita pre-crisi. Anche altri paesi europei infatti, vivono la stessa erosione produttiva dell'Italia, a cominciare dalla Spagna che regista un -17,4%, ma non la Germania che "ha aumentato il proprio potenziale produttivo del 2,2%" anche se, annota il Csc, "con una forte differenziazione settoriale". In questa situazione, ha ammonito il capo economista di Confindustria, Luca Paolazzi, che ha presentato il rapporto, "per ritornare a livelli pre-crisi non basta più la semplice ripresa della domanda interna ma occorre ricreare un bel pezzo di capacità produttiva".