La piazza del Cav.
E’ un momento propizio per Silvio Berlusconi, questo, contrariamente a quanto si è detto e creduto negli ultimi giorni. Oggi l’ex premier riunisce il suo popolo in piazza del Popolo, a Roma, e lo fa all’indomani del conferimento a Pier Luigi Bersani di un incarico sub iudice (il giudice è Giorgio Napolitano) ben perimetrato entro la cornice di un dialogo parlamentare da ricercare senza prevenzione alcuna. Il segretario del Pd percorre un sentiero stretto e deve farlo a passo svelto. Lungo la via incrocerà per forza il Cav. e, anche se farà finta di non vederlo, dovrà tenere da conto le sue vedute.

E’ un momento propizio per Silvio Berlusconi, questo, contrariamente a quanto si è detto e creduto negli ultimi giorni. Oggi l’ex premier riunisce il suo popolo in piazza del Popolo, a Roma, e lo fa all’indomani del conferimento a Pier Luigi Bersani di un incarico sub iudice (il giudice è Giorgio Napolitano) ben perimetrato entro la cornice di un dialogo parlamentare da ricercare senza prevenzione alcuna. Il segretario del Pd percorre un sentiero stretto e deve farlo a passo svelto. Lungo la via incrocerà per forza il Cav. e, anche se farà finta di non vederlo, dovrà tenere da conto le sue vedute. Finora, l’argomento principale issato da Bersani come un vallo per negarsi al confronto con il Pdl – nella fatua speranza di cattivarsi l’attenzione e i voti del neghittoso Beppe Grillo – è stato l’insanabile contrapposizione tra Berlusconi e una parte della magistratura, culminata nella (più che legittima) scampagnata dei parlamentari piediellini sulle scalinate della procura di Milano.
La manifestazione di oggi non sembra intonata al pacifismo purchessia, ed è comprensibile, giusto perfino; ma l’iniziativa riuscirà meglio se il messaggio berlusconiano non risulterà ringhioso, contundente e prigioniero di una concezione autoprotettiva del suo discorso pubblico. Un modo efficace per uscire dalla palude delle azioni contra hominem, e cioè sia le leggi in gestazione contro il suo ruolo di imprenditore-politico sia le intemerate dei procuratori d’assalto vecchi e nuovi, sta nell’offrirsi realisticamente disponibili ad ascoltare l’appello del presidente della Repubblica.
La manifestazione di oggi non sembra intonata al pacifismo purchessia, ed è comprensibile, giusto perfino; ma l’iniziativa riuscirà meglio se il messaggio berlusconiano non risulterà ringhioso, contundente e prigioniero di una concezione autoprotettiva del suo discorso pubblico. Un modo efficace per uscire dalla palude delle azioni contra hominem, e cioè sia le leggi in gestazione contro il suo ruolo di imprenditore-politico sia le intemerate dei procuratori d’assalto vecchi e nuovi, sta nell’offrirsi realisticamente disponibili ad ascoltare l’appello del presidente della Repubblica.
Berlusconi sa bene che la sua rendita elettorale diventerà spendibile in modo vantaggioso (sopra tutto per l’Italia) soltanto nell’orizzonte disegnato da Napolitano: un accordo di sistema tra le forze parlamentari responsabili, meglio ancora se caratterizzato da un timbro politico che dia continuità alle promesse riformiste e semi-costituenti di Bersani. In poche parole, se non proprio la riedizione non tecnocratica della strana maggioranza montiana, qualcosa di molto simile. In questo crocevia, Grillo ha tutto l’interesse a mantenersi lividamente marginale rispetto alla dialettica tra i partiti di centrodestra e centrosinistra: la riserva di consenso dei 5 stelle sta nell’opposizione anti sistemica o nella conquista integrale della casamatta. Altre gradazioni non sono consentite. Il Pd già mostra di considerare sacrificabile Bersani, nel caso in cui volesse precipitosamente inclinare l’asse politico verso nuove elezioni. Berlusconi ha dalla sua l’alleanza con la Lega che gli consentirebbe di puntellare un governo a trazione democratica senza rinunciare a un coinvolgimento effettivo e centrale. Usi questo atout con grazia e determinazione, si faccia aedo della Concordia, contribuisca a rilegittimare la categoria del Politico all’insegna della responsabilità civile.