Obama e Cheney allo specchio
Guardatemi in faccia, vi sembro forse Dick Cheney? Quando Barack Obama è sotto pressione, accusato di ricorrere a mezzi militari e dispositivi giuridici che ricordano da vicino quelli dell’éra Bush, invoca la differenza antropologica, dice che non ha niente a che vedere con i vecchi avversari che si sono sporcati le mani con il fango della guerra al terrore. Non sono come Cheney è quello che Obama ha detto martedì davanti ad alcuni senatori democratici quando un irritato Jay Rockefeller gli ha chiesto conto della sua opaca politica dei droni. Il presidente, si sa, ha reso gli aerei senza pilota strumenti quotidiani della sua politica estera e quando qualcuno da sinistra gli domanda perché rifiuta di informare il Congresso sul programma di bombardamenti, lui dice che i predecessori hanno fatto anche di peggio.

Guardatemi in faccia, vi sembro forse Dick Cheney? Quando Barack Obama è sotto pressione, accusato di ricorrere a mezzi militari e dispositivi giuridici che ricordano da vicino quelli dell’éra Bush, invoca la differenza antropologica, dice che non ha niente a che vedere con i vecchi avversari che si sono sporcati le mani con il fango della guerra al terrore. Non sono come Cheney è quello che Obama ha detto martedì davanti ad alcuni senatori democratici quando un irritato Jay Rockefeller gli ha chiesto conto della sua opaca politica dei droni. Il presidente, si sa, ha reso gli aerei senza pilota strumenti quotidiani della sua politica estera e quando qualcuno da sinistra gli domanda perché rifiuta di informare il Congresso sul programma di bombardamenti, lui dice che i predecessori hanno fatto anche di peggio. Obama ammette che se fosse ancora un senatore degli Stati Uniti tuonerebbe contro la reticenza della Casa Bianca, ma il fatto è che visto dalla Casa Bianca il mondo è diverso da quello che si vede dalla collina del Campidoglio.
Non sono Cheney, dice Obama, appena prima di girarsi e congelare il passaggio dei documenti sui droni al Congresso, appena prima di insabbiare tutto dietro a questioni di protocollo. I suoi sodali avevano promesso di confermare John Brennan, l’architetto dei bombardamenti con i droni, a capo della Cia soltanto se il presidente avesse messo a disposizione le carte che i democratici chiedono da due anni. Lui ha promesso, poi si è schermito, ha ripreso a traccheggiare, si è offeso quando gli hanno ricordato i giuramenti di trasparenza, proprio come se fosse un Cheney qualsiasi. Nello specchio dello Studio Ovale il volto di Obama assomiglia stranamente a quello del vicepresidente che è stato l’efficace autore della politica antiterrorismo che Obama ha sfruttato e, nel caso dei droni, esteso. Quello che importa a Obama è spiegare al mondo che non è Cheney e che su di lui non potranno mai fare un documentario come quello su Cheney in uscita stasera, “The World According to Dick Cheney”, che sembra fatto apposta per rappresentare un passato torbido e infame che contrasta con un presente obamiano tutto sommato fintamente accettabile.