Tangentopoli, senza moralismi
Depenalizzare le tangenti? Perché no. A dirlo non è Silvio Berlusconi, che anzi ieri ha parzialmente smentito le dichiarazioni del giorno prima. Così, mentre monta il caso delle presunte mazzette pagate da Finmeccanica in India, al punto che ieri il paese asiatico ha avviato un’azione per cancellare il contratto di fornitura di 12 elicotteri dell’azienda di Piazza Monte Grappa, proprio da Nuova Delhi arrivano alcuni imprevisti – e molto laici – distinguo sulla vicenda.

Depenalizzare le tangenti? Perché no. A dirlo non è Silvio Berlusconi, che anzi ieri ha parzialmente smentito le dichiarazioni del giorno prima (aveva detto che “la tangente è un fenomeno che esiste, non si possono negare situazioni di necessità se si va a trattare nei paesi del terzo mondo”, poi ieri, dopo le critiche arrivate da più parti: “Non ho mai pronunciato la parola tangenti. Sono un reato e va evitato”). Così, mentre monta il caso delle presunte mazzette pagate da Finmeccanica in India, al punto che ieri il paese asiatico ha avviato un’azione per cancellare il contratto di fornitura di 12 elicotteri dell’azienda di Piazza Monte Grappa, proprio da Nuova Delhi arrivano alcuni imprevisti – e molto laici – distinguo sulla vicenda. In un’intervista alla Stampa, infatti, Jagdish N. Bhagwati, economista ed esperto di commercio internazionale della Columbia University, oltre che membro del Council on Foreign Relations ed ex consigliere dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), ha detto la sua. “Magari si costruiscono strade, ospedali, strade, in cambio dello sfruttamento di un giacimento”, ha detto il professore a proposito di appalti internazionali, “ma sempre di tangenti si tratta”. Il fatto è, ha spiegato Bhagwati, che per le commesse di un certo rilievo, una certa dose di corruzione è fisiologica. Poi tutto rientra in una questione definitoria: “Quando la praticano gli americani, si chiama lobbying; quando lo fanno gli altri diventa corruzione”. “La corruzione basilare” sostiene Bhagwati, “è endemica, senza di lei non si muove nulla, in oriente come in occidente”. Curioso il riferimento agli ospedali, esattamente lo stesso fatto dal Cav. due giorni fa.
Ma d’altronde non dovrebbe stupire l’atteggiamento disincantato del tecnico indiano, perché Nuova Delhi ha da sempre un atteggiamento laico in materia, forse perché la corruzione ha un peso importante nell’economia del paese: “Paese marcio”, così l’Economist ha definito l’India in un’inchiesta di qualche settimana fa, analizzando una serie di scandali recenti. Bhagwati, che è anche stato in passato direttore generale del Gatt, organizzazione che ha poi dato i natali al Wto, esprime da sempre posizioni considerate eterodosse sul tema. Già nel 2010 disse in un famoso intervento al Parlamento indiano che in India la corruzione è ovunque, “partendo dai burocrati e dai politici più esperti, che possono essere corrotti per fare ciò che non sono tenuti a fare, e arrivando fino ai livelli più bassi della burocrazia, i cui membri non fanno ciò che dovrebbero fare a meno di ricevere una mazzetta. I dipendenti pubblici non forniscono alcun documento, certificato di nascita o titolo di proprietà senza ricevere un piccolo dono in cambio”. Nessun giustificazionismo, dunque, si tratta soltanto di una robusta dose di realismo.
Bhagwati non è il solo ad avere una posizione controcorrente. Un suo eminente collega, Kaushik Basu, va anche oltre, proponendo di depenalizzare le tangenti. Basu, oggi capo economista della Banca mondiale, nel marzo 2011 ricopriva il ruolo di consigliere economico del governo indiano, e fu allora che suggerì di rendere legali le mazzette. Non proprio tutte, e non in modo assoluto, ma soltanto quelle destinate ai pubblici ufficiali, e solo dalla parte del pagante. “Mettiamo che uno debba pagare per avere un appalto”, ha detto. “In quel caso, con la legge attuale, sarà immediatamente complice del pubblico funzionario corrotto. La mia proposta è quella di rendere legale la dazione di denaro, raddoppiando invece le pene per chi le riceve. In questo caso l’interesse del corrotto e del corruttore confliggeranno, e il corruttore sarà incentivato a denunciare il pubblico ufficiale”, scrisse l’economista in un paper ufficiale presentato sul sito del ministero delle Finanze indiano. Le sue idee sono state rilanciate dall’organizzazione internazionale Mercy Corps, colosso no-profit che come obiettivo ha quello di “esplorare soluzioni di mercato per cancellare la povertà” e che si pregia di ospitare tra i suoi “ambasciatori” l’arcivescovo-attivista sudafricano Desmond Tutu e Lael Brainard, sottosegretario del Tesoro americano e braccio destro di Barack Obama per gli affari europei. Altro che eretici.