Il ministro in provetta

Avaro e sparagnino prima di tutto; poi con una lunga esperienza di governo alle spalle; e infine posizionato il meno possibile a sinistra nello spettro delle ideologie politiche. E’ l’identikit del ministro delle Finanze perfetto per tenere a bada i conti pubblici, secondo una delle ultime ricerche del centro studi tedesco Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung (Zew). Il think tank, uno dei più rinomati del continente e in cui lavorano quasi 200 persone, è finanziato in tandem da alcuni Länder e dal governo federale di Berlino, mentre i principali contratti di ricerca sono quelli siglati con l’Unione europea.
17 GEN 13
Ultimo aggiornamento: 07:00 | 17 AGO 20
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Avaro e sparagnino prima di tutto; poi con una lunga esperienza di governo alle spalle; e infine posizionato il meno possibile a sinistra nello spettro delle ideologie politiche. E’ l’identikit del ministro delle Finanze perfetto per tenere a bada i conti pubblici, secondo una delle ultime ricerche del centro studi tedesco Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung (Zew). Il think tank, uno dei più rinomati del continente e in cui lavorano quasi 200 persone, è finanziato in tandem da alcuni Länder e dal governo federale di Berlino, mentre i principali contratti di ricerca sono quelli siglati con l’Unione europea. Non è un caso, dunque, che il profilo del “ministro in provetta”, tracciato dal Centro europeo di ricerche economiche sulla base di dati degli ultimi 30 anni, faccia pensare a ciò che Berlino davvero sogna anche per il prossimo titolare in Italia, dopo Giulio Tremonti e Vittorio Grilli, interim a parte, o addirittura per il possibile posto di “supercommissario” Ue ai bilanci degli stati nazionali. La proposta di un censore a Bruxelles delle leggi finanziarie altrui, infatti, sostenuta anche da Stefano Fassina (responsabile Economia del Pd) nella sua ultima intervista al Financial Times, fu lanciata l’anno scorso proprio dalla cancelliera Angela Merkel.
“Il suo principale compito è quello di garantire gli obiettivi di bilancio complessivi. Inoltre, egli presta servizio come contrappeso naturale dei ministri di spesa”. Ecco la missione principale, anzi unica, secondo l’autore dello studio, Marc-Daniel Moessinger, del responsabile dell’Economia provetto e in provetta: una diga contro il deficit spending. “Ci si attende che egli agisca come la coscienza fiscale del governo”, si aggiunge con una fugace concessione alla retorica, all’interno di una ricerca fatta per il resto di molti numeri e tabelle.
Per raggiungere l’obiettivo rigorista, si legge un po’ a sorpresa (vista la fonte molto “tecnica” dello studio), un uomo o una donna con esperienza politica alle spalle è più adatto di un collega iper-preparato dal punto di vista teorico ma inesperto. Quello che occorre, però, non è tanto l’esperienza all’interno dei partiti politici, quanto piuttosto l’aver ricoperto incarichi di governo: “Un ministro delle Finanze esperto conosce meglio i trucchi dei suoi colleghi dell’esecutivo per attrarre più risorse verso i loro ministeri”. Le statistiche raccolte dal 1980 al 2010 confermano l’ipotesi di studio: “Per ogni anno in più sulle spalle in qualità di ministro delle Finanze, il rapporto debito/pil scende approssimativamente di 0,26 punti percentuali”. Una correlazione simile, tra rigore fiscale ed esperienza pregressa, vale per gli anni passati in qualsiasi casella del governo. L’Italia non è ben messa in quanto a numero di ministri che si sono alternati negli ultimi 30 anni (12, quindi più vicini ai 13 della Grecia che ai 7 della Germania; in carica al Tesoro, si dura mediamente per 2,3 anni, contro i 4,6 anni del Bundesministerium der Finanzen). Come anni d’esperienza governativa nel curriculum, invece, Roma fa un po’ meglio (4,2 anni), ma mai come Berlino (5,3). E la dimensione dei rispettivi debiti pubblici, è questo il filo conduttore della ricerca, lo dimostra.
Il fatto di aver studiato economia all’università, invece, “non ha un impatto significativo sulle variazioni del debito pubblico”. Meglio così, verrebbe da dire, anche perché il nostro è il paese con la percentuale maggiore di ministri delle Finanze che hanno studiato Legge (50 per cento, mentre quelli che hanno studiato Economia sono il 67 per cento, visto che anche le doppie lauree sono prese in considerazione). L’ultimo laureato in Giurisprudenza, come noto, è stato Giulio Tremonti, al Tesoro per il centrodestra dal 1994 al 1995, poi dal 2001 al 2004, dal 2005 al 2006 e infine dal 2008 al 2011. (Un altro laureato in Giurisprudenza come Silvio Berlusconi, secondo il precisissimo Moessinger, non rileva ai fini statistici avendo coperto l’interim all’Economia soltanto per alcuni giorni nell’estate 2004. Se poi la recente autocandidatura dell’ex premier a ministro dell’Economia avrà successo, si provvederà a tenerne conto). Quanto al partito d’appartenenza, l’autore è chiaro: “C’è un impatto significativo, seppure in maniera marginale, dell’ideologia di riferimento del ministro delle Finanze. Ad esempio il rapporto debito/pil aumenta se il ministro delle Finanze è di un partito della sinistra”. Come dire, insomma, che in Europa non ci sono più i keynesiani d’una volta. D’altronde, ma questo vale per il futuro più che per la storia contemporanea, lo stesso Pd promette di mantenere in vigore il Fiscal compact, cioè l’insieme di vincoli ferrei al bilancio entrato in vigore dal 1° gennaio, qualora dovesse vincere le elezioni e governare.
In definitiva, dunque, il verdetto degli economisti è il seguente: “E’ ragionevole presumere che quei ministri che hanno una notevole comprensione delle modalità con cui vengono prese le decisioni politiche hanno un vantaggio comparato rispetto a ministri delle Finanze relativamente inesperti. Un ministro delle Finanze che è stato in precedenza membro di un governo ha dimostrato la sua capacità di sopravvivere alla politica. Questo inoltre dimostra la capacità di affermarsi e la risolutezza che poi si riflette nella nuova posizione di ministro delle Finanze”. Solo chi sopravvive alla “politica”, dunque, potrà attuare le “politiche” migliori. Parola di tecnici di area germanica.