Al Cairo cade la maschera dei Fratelli
C’è una bella vignetta del disegnatore satirico Sherif Arafa sulla Fratellanza musulmana: il gruppo islamista è raffigurato come un uomo in grisaglia seduto a una scrivania con una maschera sul volto, occhiali azzurri e capelli ricci rossi, che fissa un visitatore con gli occhiali azzurri e i capelli ricci rossi appena entrato e sbigottito di trovarsi dinanzi a un suo sosia. Dietro all’uomo seduto sono appese decine di maschere, una per ogni occasione.

C’è una bella vignetta del disegnatore satirico Sherif Arafa sulla Fratellanza musulmana: il gruppo islamista è raffigurato come un uomo in grisaglia seduto a una scrivania con una maschera sul volto, occhiali azzurri e capelli ricci rossi, che fissa un visitatore con gli occhiali azzurri e i capelli ricci rossi appena entrato e sbigottito di trovarsi dinanzi a un suo sosia. Dietro all’uomo seduto sono appese decine di maschere, una per ogni occasione. Morale: la Fratellanza indossa una maschera diversa a seconda dell’interlocutore del momento, sia Hillary Clinton oppure i salafiti. Eppure, anche questa facciata sta cadendo e finiremo per rimpiangere la capacità da Zelig arabo dei Fratelli. Il volto reale è quello di Essam el Erian, vicepresidente del partito politico islamista e consigliere del presidente Mohammed Morsi, che invita gli ebrei egiziani in Israele a ritornare in patria per lasciare il posto ai palestinesi “perché tanto Israele in dieci anni non ci sarà più”. Il presidente che dice? Tace come la Sfinge, costretto a un silenzio strategico, ma il suo portavoce ha preso le distanze da Erian così: “Gli ebrei egiziani sono criminali che andrebbero puniti per quello che hanno fatto ai palestinesi e agli egiziani”. Il tentativo della Fratellanza – salita al potere a giugno – di fingere un equilibrio nel contesto mediorientale è durato poco. E’ vero, ha avuto il ruolo di broker nella tregua durante l’ultima fiammata di guerra tra palestinesi di Gaza e Israele, ma si tratta di un broker schierato tutto da una sola parte.
Ieri persino al Jazeera, il canale satellitare che fa un tifo sfegatato per il governo dei Fratelli in Egitto, s’è accorta della stretta sui media: giornali sotto inchiesta per avere diffuso notizie “dannose”. E il giornale al Watan ha dato la notizia della nascita imminente di una polizia religiosa volontaria, con base nel centro teologico di al Azhar e l’intenzione di vessare gli egiziani, sul modello di quella saudita. Proprio ora che hanno incassato significative vittorie politiche, l’ultima è il sì al referendum costituzionale, i Fratelli non riescono più a controllare la postura pubblica e internazionale, come se l’impulso a tradirsi fosse più forte dell’opportunismo.