La stecca del manifesto

Nello stesso giorno in cui il manifesto titola “Stelle cadenti” la prima pagina dedicata a Beppe Grillo, epuratore autoritario in nome dell’alto ideale rappresentato dal bene del Movimento 5 stelle, in basso a sinistra (anche l’impaginazione ha un senso) l’ultimo direttore della vecchia guardia, Valentino Parlato, annuncia di aver gettato la spugna.
14 DIC 12
Ultimo aggiornamento: 11:10 | 6 AGO 20
Immagine di La stecca del manifesto
Nello stesso giorno in cui il manifesto titola “Stelle cadenti” la prima pagina dedicata a Beppe Grillo, epuratore autoritario in nome dell’alto ideale rappresentato dal bene del Movimento 5 stelle, in basso a sinistra (anche l’impaginazione ha un senso) l’ultimo direttore della vecchia guardia, Valentino Parlato, annuncia di aver gettato la spugna: “Cara Norma, quel che state facendo, sulla nuova cooperativa e sul possibile rilancio del giornale non mi convince affatto. La crisi non è solo di soldi, ma anche di soldati e di linea… Per tutto questo mi pento di non essermi associato subito alla posizione di Rossana, cioè di separazione. Lo faccio con questa lettera, con moltissima amarezza e anche pensando che negli anni passati avrei dovuto fare di più e anche litigare di più… ”.
Accanto, la risposta di Norma Rangeri, laconica come quella data a Rossana Rossanda a fine novembre, in occasione del suo addio – polemico quanto quello di Parlato – al quotidiano comunista che naviga in pessime acque e che è già in liquidazione coatta, e agli undici redattori storici che nel frattempo hanno ritirato la loro firma. Salvo che, stavolta, c’è una stonatura in più: “I lettori, il nostro bene più prezioso, ci scrivono che il manifesto è più importante delle nostre persone”, scrive Rangeri. Un manifesto disincarnato e separato da chi lo fa, un po’ come un tempo – non troppo rimpianto, almeno non da chi fa il manifesto – si pensava che in nome del supremo bene dello stato socialista potevano ben essere sacrificate le singole esistenze di coloro che lavoravano a costruirlo. Uno svarione? Forse, ma induce a pensare che il vizio autoritario non sia solo grillino.