Salta l’intesa sull’Unione bancaria. Agli europei manca già Lady Spread

Alla riunione brussellese dei 27 ministri delle Finanze dell’Unione europea, non è stato raggiunto nessun accordo sulla supervisione bancaria comune. L’appuntamento con questa tappa del processo di integrazione comunitario è dunque rimandato a un vertice della prossima settimana. I ritardi sull’Unione bancaria rischiano però di far agitare nuovamente i mercati. Infatti la creazione di un’autorità centralizzata di supervisione sugli istituti di credito è, secondo gli accordi stipulati, la precondizione per far intervenire il Meccanismo di stabilizzazione europeo (Esm) a sostegno delle banche in crisi, e allo stesso tempo il requisito per far agire la Banca centrale europea (Bce) come prestatore di ultima istanza
4 DIC 12
Ultimo aggiornamento: 09:43 | 5 AGO 20
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Alla riunione brussellese dei 27 ministri delle Finanze dell’Unione europea, non è stato raggiunto nessun accordo sulla supervisione bancaria comune. L’appuntamento con questa tappa del processo di integrazione comunitario è dunque rimandato a un vertice della prossima settimana. I ritardi sull’Unione bancaria rischiano però di far agitare nuovamente i mercati. Infatti la creazione di un’autorità centralizzata di supervisione sugli istituti di credito è, secondo gli accordi stipulati, la precondizione per far intervenire il Meccanismo di stabilizzazione europeo (Esm) a sostegno delle banche in crisi, e allo stesso tempo il requisito per far agire la Banca centrale europea (Bce) come prestatore di ultima istanza. Comunque le Borse hanno chiuso prima della conclusione del vertice e quasi tutte in terreno positivo. Anche lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha chiuso a 302 punti, cioè ai livelli più bassi dalla scorsa primavera, mentre il rendimento dei Btp è sceso addirittura sotto il 4,4 per cento, ai livelli pre-crisi. La rinnovata calma sui mercati, osservano gli analisti sentiti dal Foglio, ha forse giocato a sfavore di un’intesa, eliminando un po’ delle pressioni finora esercitate da Lady Spread sui vari governi. Pesano però anche alcune incomprensioni di merito sull’Unione bancaria. La Germania, innanzitutto, spinge affinché le autorità nazionali mantengano un potere di supervisione sugli istituti domestici minori. Una posizione non condivisa da chi ritiene che proprio dalle banche più piccole e legate alla politica siano nati molti dei problemi attuali. Poi ci sono i timori di Londra, e in generale di tutti i paesi non euro, che non vogliono vedersi imporre lacci e lacciuoli eccessivi dalla Bce (alla quale non partecipano). Il ministro dell’Economia italiano, Vittorio Grilli, che nel fine settimana in un seminario a porte chiuse dell’Aspen aveva detto che questa Europa non ben definita rischia di rimanere tagliata fuori dal “trialogo” con Stati Uniti e Cina, ieri invitava però a non drammatizzare. Poi si è detto ottimista anche sull’Italia: “La sua economia è migliorata strutturalmente, già si vedono segni importanti di cambiamento”.