Ilva tra proteste e indagini, ecco che cosa succede a Taranto
La chiusura dell'Ilva di Taranto è stato il tema al centro del colloquio avvenuto oggi al Quirinale tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio, Mario Monti. In un clima definito operativo e di lavoro, Monti e Napolitano hanno esaminato la situazione che si è creata a Taranto, situazione definita dallo stesso Capo dello stato in mattinata come "complicata". Leggi L’Ilva chiude e i consumatori italiani non si sentono tanto bene

La chiusura dell'Ilva di Taranto è stato il tema al centro del colloquio avvenuto oggi al Quirinale tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio, Mario Monti. In un clima definito operativo e di lavoro, Monti e Napolitano hanno esaminato la situazione che si è creata a Taranto, situazione definita dallo stesso Capo dello stato in mattinata come "complicata". Nel colloquio si sono dunque innanzitutto esaminati i diversi aspetti che investono i temi della politica industriale, dell'occupazione e gli aspetti giudiziari. Al Quirinale riferiscono che se sarà necessario saranno presi provvedimenti dall'esecutivo nel Consiglio del ministri già convocato per giovedì. Anche il premier, a quanto si è appreso, insisterebbe per una soluzione e auspica un accordo con le parti, convocate giovedì stesso, che sblocchi la situazione al più presto.
Ancora tensioni all’Ilva di Taranto dopo la decisione assunta dall'azienda di bloccare l'attività dell'area a freddo. Stamane, in concomitanza con il primo turno, diverse centinaia di addetti hanno fatto pressione sugli ingressi della portinerie A e B e, alla fine, per evitare incidenti, la vigilanza ha deciso di aprire. I gruppi sindacali Fim, Fiom e Uilm hanno respinto il provvedimento aziendale, definendolo una "serrata", nonchè una "rappresaglia" nei confronti dei lavoratori, e hanno deciso che questa mattina tutti si sarebbero comunque presentati sul posto di lavoro. Un migliaio di persone circa si trova nell'area della direzione dello stabilimento siderurgico, tra interno ed esterno dell'edificio. La decisione di chiudere è seguita all'ordine di sequestro preventivo da parte della procura di Taranto dei materiali semilavorati e finiti prodotti dal luglio scorso, cioè da quando parte dell'impianto è stato posto sotto sequestro. Sono materiali frutto di un reato, secondo la procura. Per l'azienda, invece, senza vendite non è possibile proseguire la normale attività economica.
In conseguenza delle mobilitazioni il rischio per l'ordine pubblico è salito notevolmente, come ha detto anche il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri: "Conto molto nel senso di responsabilità di tutti – ha detto il ministro – In questo momento occorre essere molto responsabili. Abbiamo fiducia nell'incontro di Palazzo Chigi di giovedì prossimo e teniamo i nervi saldi". E' possibile che il governo intervenga con un decreto.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affermato: "E' una situazione troppo complicata per mandare messaggi", a riprova della delicatezza della vicenda.
Intanto, il ministero dell'Ambiente e il governo stanno lavorando a un decreto per risolvere la situazione: "Stiamo lavorando, con il premier Mario Monti e con i miei colleghi ministri – ha sottolineato il ministro Corrado Clini – per trovare una soluzione che porti all'applicazione dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), che è l'unica strada per il risanamento e che è la legge".
La mobilitazione dei lavoratori del settore siderurgico va avanti anche a Genova, dove questa mattina un corteo è arrivato al casello autostradale di Genova-Ovest, bloccandolo sia in entrata sia in uscita. I lavoratori dell’Ilva (che ha uno stabilimento a Genova e uno a Novi Ligure) hanno poi lasciato l'occupazione del casello autostradale per dirigersi verso lo stabilimento di Cornigliano. L'intenzione, annunciata dagli operai sarebbe quella di rientrare in fabbrica e occupare la direzione.
Nel frattempo, il direttore del siderurgico Adolfo Buffo ha cercato di rassicurare i lavoratori sui provvedimenti al vaglio dell’azienda: "Questi giorni di mancato lavoro vi saranno retribuiti. Vi assicuro che la proprietà non vuole chiudere definitivamente lo stabilimento di Taranto ma vogliamo andare avanti". E ha aggiunto: “L’Ilva soprassiede al ricorso alla cassa integrazione sin quando la situazione dello stabilimentodi Taranto non sarà chiarita”. La cassa integrazione è stata chiesta nei giorni scorsi dall’Ilva per crisi di mercato e la sua applicazione ai lavoratori sarebbe dovuta scattare dal 19 novembre scorso e coinvolgere sino ad un massimo di duemila operai dell'area a freddo (la parte dello stabilimento non sottoposta a sequestro dalla magistratura). Dal momento, però, che i due incontri tenutisi fra azienda e sindacato non sono approdati ad un accordo sulla cassa, l’Ilva ha deciso il ricorso alle ferie forzate che per ora sta coinvolgendo 700 delle duemila unità destinate alla cassa integrazione.
In conseguenza delle mobilitazioni il rischio per l'ordine pubblico è salito notevolmente, come ha detto anche il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri: "Conto molto nel senso di responsabilità di tutti – ha detto il ministro – In questo momento occorre essere molto responsabili. Abbiamo fiducia nell'incontro di Palazzo Chigi di giovedì prossimo e teniamo i nervi saldi". E' possibile che il governo intervenga con un decreto.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affermato: "E' una situazione troppo complicata per mandare messaggi", a riprova della delicatezza della vicenda.
Intanto, il ministero dell'Ambiente e il governo stanno lavorando a un decreto per risolvere la situazione: "Stiamo lavorando, con il premier Mario Monti e con i miei colleghi ministri – ha sottolineato il ministro Corrado Clini – per trovare una soluzione che porti all'applicazione dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), che è l'unica strada per il risanamento e che è la legge".
La mobilitazione dei lavoratori del settore siderurgico va avanti anche a Genova, dove questa mattina un corteo è arrivato al casello autostradale di Genova-Ovest, bloccandolo sia in entrata sia in uscita. I lavoratori dell’Ilva (che ha uno stabilimento a Genova e uno a Novi Ligure) hanno poi lasciato l'occupazione del casello autostradale per dirigersi verso lo stabilimento di Cornigliano. L'intenzione, annunciata dagli operai sarebbe quella di rientrare in fabbrica e occupare la direzione.
Nel frattempo, il direttore del siderurgico Adolfo Buffo ha cercato di rassicurare i lavoratori sui provvedimenti al vaglio dell’azienda: "Questi giorni di mancato lavoro vi saranno retribuiti. Vi assicuro che la proprietà non vuole chiudere definitivamente lo stabilimento di Taranto ma vogliamo andare avanti". E ha aggiunto: “L’Ilva soprassiede al ricorso alla cassa integrazione sin quando la situazione dello stabilimentodi Taranto non sarà chiarita”. La cassa integrazione è stata chiesta nei giorni scorsi dall’Ilva per crisi di mercato e la sua applicazione ai lavoratori sarebbe dovuta scattare dal 19 novembre scorso e coinvolgere sino ad un massimo di duemila operai dell'area a freddo (la parte dello stabilimento non sottoposta a sequestro dalla magistratura). Dal momento, però, che i due incontri tenutisi fra azienda e sindacato non sono approdati ad un accordo sulla cassa, l’Ilva ha deciso il ricorso alle ferie forzate che per ora sta coinvolgendo 700 delle duemila unità destinate alla cassa integrazione.
Oggi il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, è stato iscritto nel registro degli indagati per il caso Ilva. L'iscrizione è dovuta a una denuncia presentata dal consigliere comunale Pdl, Filippo Condemi, che avrebbe accusato il sindaco di non aver approntato le dovute azioni di garanzia a tutela della salute pubblica. Risulta indagato anche monsignor Marco Gerardo, parroco del Carmine e in passato segretario particolare di monsignor Benigno Papa, arcivescovo di Taranto sino al 4 gennaio 2012. Il sacerdote sarebbe stato accusato di false dichiarazioni al pm. Monsignor Gerardo non ha fornito
particolari, dichiarando di non essere a conoscenza di una donazione di diecimila euro che l'Ilva asserisce di aver fatto all'arcivescovo attraverso l'ex consulente Girolamo Archinà, ieri arrestato nell'ambito dell'inchiesta sull'Ilva
particolari, dichiarando di non essere a conoscenza di una donazione di diecimila euro che l'Ilva asserisce di aver fatto all'arcivescovo attraverso l'ex consulente Girolamo Archinà, ieri arrestato nell'ambito dell'inchiesta sull'Ilva