Da Mediobanca al Pd. Chi sfida il tabù dell’aiuto esterno della Bce

Ieri il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha ribadito la posizione del governo sul cosiddetto “scudo anti spread”: “L’Italia è soddisfatta di avere incisivamente contribuito a dotare l’Unione europea di questo nuovo strumento che, al di là dell’uso che il nostro paese può farne, non è affatto all’ordine del giorno”. Il punto è che l’intervento congiunto di Banca centrale europea (Bce) e Meccanismo di stabilizzazione (Esm) per calmierare lo spread, secondo quanto stabilito da Mario Draghi e dai capi di governo, potrà essere richiesto soltanto da quegli stati che garantiranno il rispetto di precise condizioni decise da Bruxelles e Francoforte.
24 OTT 12
Ultimo aggiornamento: 11:51 | 5 AGO 20
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Questa mattina il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante una conferenza stampa all'Aja, al termine di un incontro con il premier dei Paesi Bassi Mark Rutte, ha dichiarato: "Fino ad ora l'Italia non ha ricevuto un solo euro dall'Europa e non è prevedibile, nè all'ordine del giorno, nessuna richiesta di aiuti". Il capo dello Stato ha poi aggiunto che l'Italia "ha dato un contributo importante per gli aiuti e non ha avuto un euro". Napolitano ha poi assicurato: "Le banche italiane sono solide, sane e hanno dimostrato di reggere alla crisi più di altri paesi".
Ieri il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha ribadito la posizione del governo sul cosiddetto “scudo anti spread”: “L’Italia è soddisfatta di avere incisivamente contribuito a dotare l’Unione europea di questo nuovo strumento che, al di là dell’uso che il nostro paese può farne, non è affatto all’ordine del giorno”. Il punto è che l’intervento congiunto di Banca centrale europea (Bce) e Meccanismo di stabilizzazione (Esm) per calmierare lo spread, secondo quanto stabilito da Mario Draghi e dai capi di governo, potrà essere richiesto soltanto da quegli stati che garantiranno il rispetto di precise condizioni decise da Bruxelles e Francoforte. Sono i dubbi sulla durezza di questa “condizionalità”, infatti, a trattenere la Spagna dalla richiesta di aiuti. E se dall’Europa ponessero clausole troppo severe su conti pubblici e riforme? Il governo italiano non esclude nulla, ma nel frattempo registra le pressioni crescenti di un fronte variegato – che va dagli industriali italiani all’area più “rigorista” del Pd – che invece chiede esplicitamente di invocare l’aiuto esterno della Bce.
Un po’ a sorpresa adesso anche Mediobanca si è unita al coro. Infatti in uno studio riservato che circola da lunedì scorso, e che il Foglio ha letto, Antonio Guglielmi, responsabile ricerca di Mediobanca Securities, scrive: “E’ forse arrivato il momento per l’Italia di fare richiesta del programma Omt (l’Outright monetary transactions della Bce, ndr). Questo avrà un duplice effetto positivo: innanzitutto quello di sganciare le sorti dell’Italia da quelle della Spagna, e allo stesso tempo di minimizzare il rischio politico associato a elezioni molto incerte come quelle italiane dell’aprile 2013”. A Piazzetta Cuccia ritengono che l’effetto calmieratore dell’annuncio di Draghi stia per terminare, e che presto gli investitori internazionali vorranno testare le resistenze della moneta unica. Meglio dunque battere Madrid sul tempo e mettersi al sicuro. Una tesi simile, lo scorso 13 settembre, l’aveva sostenuta Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria. Se al paese conviene trovare “un accordo per la crescita” che “vincoli” anche il prossimo governo – era il suo ragionamento – “possiamo considerare un programma di riforme deciso insieme e concordato con la Commissione Ue e la Bce scandito da scadenze per verificare i progressi. Allora tanto vale sottoscrivere il memorandum d’intesa”. La convergenza tra la principale banca d’affari italiana e la Confindustria pare dettata da un certo pragmatismo: “Con rigore sui conti pubblici e riforme strutturali – dice al Foglio una fonte bancaria che chiede di restare anonima – non si risolve, nel breve termine, il principale problema delle imprese, ovvero l’impossibilità di ottenere credito a buon mercato. Soltanto un intervento della Bce come prestatore di ultima istanza potrebbe davvero rassicurare gli istituti di credito e far affluire prestiti all’economia reale”.
Ma, tra chi chiede a Monti di sacrificare un altro pezzo della sovranità nazionale in cambio degli aiuti alla Bce, figurano anche autorevoli esponenti di area liberal e sinceramente europeista. Due settimane fa il primo a esporsi è stato Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze del governo Prodi, oggi molto ascoltato dal segretario Pier Luigi Bersani ma su posizioni distanti da quelle del responsabile Economia del Pd, Stefano Fassina: “Sarebbe opportuno che l’Italia anticipasse e non attendesse le decisioni spagnole – ha scritto Visco sul Sole 24 Ore – chiedendo un intervento a fini precauzionali”. Stessa linea di Prometeia, il pensatoio bolognese fondato nel 1974 da Beniamino Andreatta e nel cui comitato scientifico figurano Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio: “C’è il rischio che lo spread italiano possa tornare a risalire nel primo semestre del 2013 – si legge nel Rapporto di Previsione sulle prospettive di breve-medio termine dell’economia internazionale e italiana del 12 ottobre – e l’unico modo per prevenirlo è giocare d’anticipo chiedendo interventi della Bce sul mercato dei nostri titoli”. In alcuni ambienti democrat c’è forse il timore che il prossimo governo politico possa fare marcia indietro sui progressi compiuti dai tecnici negli ultimi 11 mesi? Intanto ieri il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha detto che “in questo momento” lo scudo esterno non sarebbe utile. Ma la settimana scorsa è stato sempre lui a ricordare che gli aiuti alla Spagna ci costerebbero un punto e mezzo di pil. E anche questo peserà sulle prossime mosse dell’Italia.