Un memorandum sulle liberalizzazioni

Chiunque abbia avuto modo negli ultimi mesi di prenotare un biglietto di un treno non può non essersi accorto che nel mondo delle ferrovie è davvero cambiato qualcosa. Certo: ci si può girare attorno (come per esempio ha fatto ieri Repubblica) e si può criticare la “giungla di offerte”, “l’illusione delle tariffe stracciate” e le difficoltà con cui un viaggiatore deve “barcamenarsi” in mezzo alle varie proposte di viaggio, ma la verità è che a cinque mesi dall’arrivo del primo concorrente di Trenitalia (Italo) l’universo dei treni ad alta velocità è diventato uno dei simboli più efficaci di cosa può accadere di fronte a una liberalizzazione di un settore. Leggi Rivoluzione liberale, solo un Monti eletto può riuscirci? Parla Bill Emmott
17 OTT 12
Ultimo aggiornamento: 03:33 | 22 AGO 20
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Chiunque abbia avuto modo negli ultimi mesi di prenotare un biglietto di un treno non può non essersi accorto che nel mondo delle ferrovie è davvero cambiato qualcosa. Certo: ci si può girare attorno (come per esempio ha fatto ieri Repubblica) e si può criticare la “giungla di offerte”, “l’illusione delle tariffe stracciate” e le difficoltà con cui un viaggiatore deve “barcamenarsi” in mezzo alle varie proposte di viaggio, ma la verità è che a cinque mesi dall’arrivo del primo concorrente di Trenitalia (Italo) l’universo dei treni ad alta velocità è diventato uno dei simboli più efficaci di cosa può accadere di fronte a una liberalizzazione di un settore. La formula la conoscete ed è sempre quella: più liberalizzazioni uguale più concorrenza, servizi migliori, prezzi più bassi. Sulle tratte servite dai due vettori (Trenitalia e Italo) il risultato è questo e se fino a qualche mese fa (senza concorrenza) per andare da Roma a Milano erano necessari in media 62,56 euro (dati Altroconsumo) oggi senza difficoltà lo stesso tragitto lo si riesce ad affrontare anche con 47,25 euro di meno (se si è fortunati e si prenota con anticipo la tratta può costare anche intorno ai 9 euro).
Si tratta di un piccolo segnale, certo, ed è vero che per parlare di rivoluzione liberale bisognerebbe aspettare, sempre per stare al settore ferroviario, che anche le tratte non ad alta velocità siano aperte alla concorrenza. Intanto però i primi buoni risultati in questo universo si cominciano a vedere e sono sotto gli occhi di tutti. E sarebbe prezioso se a questo punto il governo, per stimolare ulteriore concorrenza in uno dei settori chiave per lo sviluppo economico del paese, facesse due piccole cose. Primo: chiudere una partita simbolicamente significativa come quella delle nomine dell’Autorità dei trasporti (nomine che il governo aveva annunciato a gennaio con il decreto “Cresci Italia” e che ancora non si sono concretizzate). Secondo: sottoporre ai partiti che sostengono Monti un memorandum sulle liberalizzazioni da attuare nel prossimo ciclo di governo a prescindere poi da chi ci sarà alla guida dell’esecutivo. Due segnali piccoli, anche questi, che comunque sarebbero importanti per dimostrare che le nostre forze politiche il treno delle liberalizzazioni non hanno più intenzione di perderlo.