Tre milioni di mai nate
Sono tre milioni, le femmine che mancano all’appello in India nel 2011. Femmine “mai nate” (per usare il titolo del bel libro dedicato al “gendercide” da Anna Meldolesi), uccise dagli aborti selettivi oppure dopo la nascita, da mancanza di cure e di cibo. Sono i dati dell’ultimo studio del Centro statistico nazionale indiano, diffuso tre giorni fa, proprio alla vigilia della Giornata dell’Onu dedicata alle bambine.

Sono tre milioni, le femmine che mancano all’appello in India nel 2011. Femmine “mai nate” (per usare il titolo del bel libro dedicato al “gendercide” da Anna Meldolesi), uccise dagli aborti selettivi oppure dopo la nascita, da mancanza di cure e di cibo. Sono i dati dell’ultimo studio del Centro statistico nazionale indiano, diffuso tre giorni fa, proprio alla vigilia della Giornata dell’Onu dedicata alle bambine. Oggi, in India, il rapporto medio tra femmine e maschi (sex ratio) tra zero e sei anni di età, è di 940 femmine ogni 1.000 maschi, ma in alcune aree del paese quel rapporto peggiora. Accade nello Haryana (830 femmine ogni 1.000 maschi), nel Punjab (846/1.000), nel Jammu e Kashmir (859/1.000), nello stato di Delhi (866/1.000), nel Chandigarh (867/1.000), nel Rajasthan (883/1.000).
Cifre che si spiegano solo con un diffuso ricorso all’aborto selettivo, e con il fatto che i tentativi di eliminare il fenomeno – radicato non solo negli strati più poveri della popolazione ma anche nelle classi più abbienti e acculturate – non dà i risultati sperati, anche se qualche miglioramento, in alcune zone del paese, si sta registrando. Sono molti e relativamente semplici, infatti, i modi per aggirare la legge che dal febbraio 2003 rende teoricamente illegale l’uso delle ecografie per conoscere il sesso del feto. E’ difficile, infatti, contestare a un medico la prescrizione di un’analisi di quel genere a una donna incinta, e le cliniche private continuano a fare affari d’oro, fornendo a caro prezzo sia il servizio ecografico sia quello abortivo, se il sesso del figlio atteso si rivela “sbagliato”.
Ci sono voluti molti anni, del resto, prima che la comunità internazionale – soprattutto quella rappresentata dalle istituzioni ieri impegnate a celebrare la Giornata internazionale delle bambine – superasse la timidezza e prendesse ufficialmente posizione sulla strage delle femmine in India, in Cina, in tutta l’Asia, dove lo squilibrio demografico tra i sessi sta già facendo danni incalcolabili. Dodici anni dopo l’allarme del Nobel per l’Economia Amartya Sen, che per primo parlò di “almeno 60 milioni di bambine cancellate in seguito a infanticidi o aborti selettivi” in Asia, quella cifra è, semplicemente, quasi raddoppiata.