La produttività non è un’ideologia
Le Monde Diplomatique, tribuna altermondialista, ha dedicato alcuni articoli e un duro editoriale alla critica della tesi del direttore generale del Fondo Monetario, Christine Lagarde, secondo cui, per ritrovare la competitività i paesi dell’euro zona, che sono in difficoltà, dovrebbero “ridurre i prezzi dei loro fattori produttivi “, per compensare il fatto che l’euro non si può svalutare.

Le Monde Diplomatique, tribuna altermondialista, ha dedicato alcuni articoli e un duro editoriale alla critica della tesi del direttore generale del Fondo Monetario, Christine Lagarde, secondo cui, per ritrovare la competitività i paesi dell’euro zona, che sono in difficoltà, dovrebbero “ridurre i prezzi dei loro fattori produttivi “, per compensare il fatto che l’euro non si può svalutare. La Lagarde ha affermato che ci sono segnali positivi in tal senso perché sia in Spagna sia in Portogallo le esportazioni sono in ripresa, e si comincia a osservare qualcosa di analogo anche nel caso della Grecia. Le Monde Diplomatique ironizza (ma a torto) sul fatto che la Lagarde usa le espressioni “ riduzione prezzi dei fattori produttivi” e “prezzo del fattore lavoro” anziché il termine “salari reali” .
La rivista gauchiste si duole del fatto che i lavoratori greci debbano fare dei sacrifici per obbedire alle leggi del mercato e termina il suo editoriale con un quesito ad effetto: “La signora direttrice generale guadagna 551 mila dollari netti, lo 11 per cento in più del suo predecessore. A questo prezzo i suggerimenti del Fondo Monetario sono ancora competitivi?”. La risposta sottintesa è, naturalmente, “no”. Invece, analizzando il “prezzo del fattore lavoro”, la risposta è “sì”. Se un paese spende più di quel che produce, e quindi si indebita, non può continuare a farlo in eterno. La via di uscita sta nell’aumentare la competitività per accrescere le esportazioni e pareggiare la bilancia dei pagamenti. E per ottenere questo bisogna i ridurre i costi del lavoro. Però ci sono vari modi per farlo. In regime di cambio manovrabile si può svalutare la moneta, ciò genera inflazione e fa scendere, con un processo a spirale indifferenziato, il potere di acquisto sia dei salariati sia dei detentori di altri redditi fissi.
Se non si vuole o non si può manipolare il cambio si può ridurre il costo del lavoro per unità di prodotto, con metodi contrattuali migliori di abbattimento del costo del lavoro orario, ma non necessariamente del salario annuo globale: mediante riduzione dei giorni liberi, lavoro straordinario pagato come ordinario, con turni in orari scomodi, col ricorso a nuovi lavoratori pagati meno degli anziani, rinunce di questi a benefici collaterali e ad aumenti di retribuzione a cui si avrebbe avuto diritto, anche in cambio di futuri premi di produttività. E’ stato fatto nell’accordo stipulato da Marchionne con il sindacato di Detroit per la Chrysler ed ha funzionato. E’ abbastanza semplice, sulla scala di un’impresa industriale. Poi sul fatto che la “produttività” di un sistema territoriale nazionale, nel concerto dei mercati globalizzati, sia una cosa più delicata e difficile da definire della produttività aziendale, su questo si può essere d’accordo. Ma non cambia gran che.