Con poche sentite parole Monti e Napolitano si liberano dei parassiti

“Lasceremo il governo ad altri nei prossimi mesi, e con esso un paese meno rassegnato e un po’ più sereno”. Con queste parole Mario Monti si scrolla di dosso l’operazione parassitaria di Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Luca Cordero di Montezemolo, i terzopolisti che hanno tentato di trasformare lui e il suo governo in una piccola manovra da centro neodemocristiano in vista delle elezioni politiche di questa primavera. Leggi l'editoriale Notizie false, vere fregature
2 OTT 12
Ultimo aggiornamento: 03:21 | 17 AGO 20
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Roma. “Lasceremo il governo ad altri nei prossimi mesi, e con esso un paese meno rassegnato e un po’ più sereno”. Con queste parole Mario Monti si scrolla di dosso l’operazione parassitaria di Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Luca Cordero di Montezemolo, i terzopolisti che hanno tentato di trasformare lui e il suo governo in una piccola manovra da centro neodemocristiano in vista delle elezioni politiche di questa primavera. La lista civica per Monti non ha l’autorizzazione di Monti, dunque, non interessa al professore e tantomeno ha la simpatia del nume tutelare del governo tecnico: Giorgio Napolitano. Prima di parlare, Monti deve essersi consigliato anche con il Quirinale, perché le sue parole trovano il capo dello stato in una condizione d’animo del tutto favorevole: quelle del premier – si intuisce nei corridoi della presidenza della Repubblica – sono infatti esternazioni che vanno “nella giusta direzione”. A Napolitano non importa nulla delle operazioni “politiciste” e “nominalistiche” che tendono a coinvolgere suo malgrado il professore, anzi il presidente della Repubblica ne diffida persino un po’: non le considera propriamente una grande espressione di politica.
Al capo dello stato interessa soprattutto una cosa, cioè che nel breve periodo i partiti si accordino sulla riforma della legge elettorale (il 9 ottobre Renato Schifani porterà la bozza nell’Aula del Senato) e che, in previsione del 2013, la cosiddetta agenda Monti venga blindata con o senza Monti a Palazzo Chigi. Quanto al futuro del professore, dalle parti del Quirinale si sussurra che Monti “è una risorsa” comunque utilizzabile: non c’è solo il Monti bis. E sembra di capire che il capo dello stato abbia già qualche idea su chi possa essere il suo successore. Chi più di Monti, dall’alto del Quirinale, anche di fronte a un governo schiettamente politico, può garantire ai vertici europei, alla comunità internazionale e ai mercati che l’Italia rispetterà gli impegni presi e proseguirà sulla strada delle riforme? La corsa per il Quirinale sembra già iniziata, e se il Pd non ha ancora un candidato suo (ma Romano Prodi ci spera), nel Pdl, a casa di Silvio Berlusconi, adesso molti fanno capire di non essere affatto contrari all’ipotesi che a Giorgio Napolitano succeda proprio il professor Monti.
“Non abbiamo bisogno di trincerarci dietro Monti. Presenteremo un programma agli italiani con opzioni chiare”, ha detto Pier Ferdinando Casini, ormai sulla difensiva, rinculando vistosamente dopo le parole del presidente del Consiglio. Il messaggio arrivato al capo dell’Udc è suonato forte e chiaro: non puoi fare una speculazione tattica su una cosa seria, Monti non è un piccolo idolo centrista buono per tutti gli usi e tutte le circostanze, indicarlo come leader di una parte politica serve solo a indebolirlo. Insomma: non si può ipotecare il montismo a fini elettorali. D’altra parte la forza del professore – e questo Monti lo sa – è nella sua atipicità. E’ per questo che già alcune settimane fa il premier aveva stigmatizzato, in privato, alcuni ministri del suo governo che, chi sul palco chi in prima fila, avevano partecipato alla convention dell’Udc di Chianciano. Monti è attentissimo a non farsi appiccicare etichette che non siano del mondo a cui lui in effetti appartiene, cioè le banche, la Bocconi, il Corriere della Sera. Schierarsi, o farsi trascinare, significa indebolire il governo nella fase finale della legislatura; ma significa anche compromettere gli orizzonti futuri. Nulla infatti è davvero escluso nel Palazzo. Il risultato elettorale non è mai prevedibile fino in fondo e l’enigma di Monti, sospeso tra Quirinale e Palazzo Chigi, si scioglierà solo dopo le urne.