Spending review all’europea
Si sta facendo strada la proposta del presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, di un bilancio comunitario dell’Eurozona per scopi di stabilizzazione finanziaria; in luogo degli Eurobond, fortemente avversati dalla Germania, oltreché da Finlandia e Austria. Berlino e Parigi sono favorevoli al progetto, mentre stati con meno voti ma buone condizioni fiscali come ad esempio Austria e Finlandia sembrano contrari. Ma con l’Italia a favore, la posizione degli stati minori dissenzienti diventa irrilevante.

Si sta facendo strada la proposta del presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, di un bilancio comunitario dell’Eurozona per scopi di stabilizzazione finanziaria; in luogo degli Eurobond, fortemente avversati dalla Germania, oltreché da Finlandia e Austria. Berlino e Parigi sono favorevoli al progetto, mentre stati con meno voti ma buone condizioni fiscali come ad esempio Austria e Finlandia sembrano contrari. Ma con l’Italia a favore, la posizione degli stati minori dissenzienti diventa irrilevante. Mentre la Francia vorrebbe che questo bilancio fosse utilizzato per controbilanciare i costi macroeconomici delle politiche di rigore, ad esempio con indennità di disoccupazione per l’Eurozona, la Germania forse preferirebbe che esso fosse uno strumento per il trasferimento di fondi agli stati in crisi che si impegnano a mettere in campo riforme economiche e le mandano a effetto. E’ evidente il riferimento alla Grecia. Non è però ancora emersa la possibilità che questo bilancio dell’Eurozona serva per politiche anticicliche di crescita come iniziative di investimento di interesse comune.
Mediante contributi a progetti infrastrutturali e tecnologici, in gran parte privati, gli effetti di leva sarebbero molto elevati. Il salto qualitativo che verrebbe fatto se questo bilancio aggiuntivo non consistesse di misure ad hoc per singoli stati – per le quali vi è già il Meccanismo europeo di stabilità (Esm) – ma di vere e proprie politiche fiscali strutturali per l’Eurozona, sarebbe notevole. Ma rimane la questione del finanziamento. E a questo punto, prima di decidere nuovi contributi degli stati membri o nuove tassazioni a carico dei loro operatori, come la controversa tassa sulle transazioni finanziarie, appare necessaria una rigorosa spending review del bilancio europeo già esistente, che ammonta a 147 miliardi di euro, pari all’1,1 per cento del pil della Comunità europea. Esso per 60 miliardi riguarda agricoltura e pesca, per 53 i fondi strutturali europei e soltanto per 15 il capitolo competitività e crescita, mentre fino a 18 sono riferibili alle spese di amministrazione e costi della politica europea.
Non c’è dunque solo il “Laziogate” su cui investigare. Capire dove si può risparmiare a livello comunitario, prima di nuove avventure fiscali, è essenziale per la credibilità di Bruxelles e di tutta l’Unione.
Non c’è dunque solo il “Laziogate” su cui investigare. Capire dove si può risparmiare a livello comunitario, prima di nuove avventure fiscali, è essenziale per la credibilità di Bruxelles e di tutta l’Unione.