Bollettino della crisi

Sta svanendo l’“effetto Draghi”, i mercati tornano a sobbalzare. Ieri le principali Borse europee hanno chiuso in terreno negativo e gli investitori internazionali hanno ricominciato a chiedere rendimenti molto elevati in cambio dell’acquisto di titoli di stato spagnoli e italiani, come non succedeva dall’annuncio del 6 settembre con cui la Banca centrale europea aveva illustrato il suo piano anti spread. Il listino peggiore è stato quello di Madrid (meno 3,9 per cento), seguito da Milano (meno 3,3).
26 SET 12
Ultimo aggiornamento: 18:30 | 17 AGO 20
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Sta svanendo l’“effetto Draghi”, i mercati tornano a sobbalzare. Ieri le principali Borse europee hanno chiuso in terreno negativo e gli investitori internazionali hanno ricominciato a chiedere rendimenti molto elevati in cambio dell’acquisto di titoli di stato spagnoli e italiani, come non succedeva dall’annuncio del 6 settembre con cui la Banca centrale europea aveva illustrato il suo piano anti spread. Il listino peggiore è stato quello di Madrid (meno 3,9 per cento), seguito da Milano (meno 3,3). Il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi è salito fino a 375 punti, mentre il divario tra i decennali di Spagna e Germania è arrivato a 460 punti, con il tasso dei Bonos salito di oltre 30 punti in un giorno (al 6,06 per cento).

Titubanze greche e spagnole, spigolosità teutoniche: così rischia di saltare il banco. Perché d’un tratto non basta più la disponibilità della Bce a intervenire in maniera illimitata a sostegno dei debiti sovrani degli stati a rischio? Sono almeno tre i fattori contingenti che mettono in pericolo l’equilibrio raggiunto nelle scorse settimane. Pesa innanzitutto l’incertezza generata dal governo di Madrid, che ancora non si è deciso a chiedere l’aiuto di Draghi e cerca di capire a quali “condizioni” esso verrà garantito. In Spagna, inoltre, l’instabilità politica sta crescendo rapidamente, tra manifestazioni anti austerity e spinte indipendentiste (come in Catalogna). Altri timori vengono dalla Grecia, dove ormai si discute apertamente di una nuova ristrutturazione del debito ellenico che potrebbe infliggere perdite perfino a un creditore come la Bce. Infine, secondo molti osservatori, in queste ore è tornata a manifestarsi un’eccessiva cacofonia di dichiarazioni da parte delle cancellerie europee. In particolare, due giorni fa, i ministri delle Finanze di Germania, Olanda e Finlandia hanno aggiunto a sorpresa alcuni paletti per gli interventi a sostegno delle banche in crisi. A giugno i leader europei avevano fatto capire che il nuovo Fondo salva stati (Esm), che entrerà in vigore a ottobre, avrebbe potuto ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà, senza appesantire il debito degli stati coinvolti. Ora però i tre paesi nordici sostengono che questa possibilità varrà soltanto per i problemi bancari futuri, quelli che si manifesteranno dopo l’avvio della supervisione unica a livello europeo.

La mega fusione Eads-Bae si contratta nelle cancellerie. Per ora Roma è flemmatica. Ieri a Cipro, a margine del Consiglio Ue dei ministri della Difesa, i responsabili dei dicasteri tedesco, inglese e francese si sono visti per discutere della fusione tra Bae Systems e Eads, le due maggiori aziende europee nel settore dell’aerospazio e della difesa. Il ministro italiano della Difesa, Giampaolo Di Paola, non ha partecipato al summit. Dal ministero, così come da Palazzo Chigi, fanno sapere che il governo non ha preso “iniziative” specifiche ma sta seguendo il dossier per le ricadute che potrebbe avere sulla principale società italiana del settore, Finmeccanica. L’atteggiamento defilato è forse giustificato dal fatto che Roma – a differenza di Berlino, Londra e Parigi – non vede direttamente coinvolte sue partecipazioni azionarie in quella che è stata definita “la fusione del decennio”? Secondo gli analisti di Bnp Paribas, non c’è da essere così tranquilli. In un report pubblicato ieri dall’istituto francese, infatti, si legge che “l’influenza dei governi” rischia ancora di far deragliare l’intesa che potrebbe creare un colosso dal fatturato di 70 miliardi di euro. Germania e Francia, però, nelle trattative non faranno pesare soltanto le preoccupazioni per la società da loro direttamente partecipata – ovvero Eads –, ma in generale i timori per tutte le aziende del settore (Dassault, Ohb e Tkms per esempio).