Matteo, ma che stai a fa?

Occhio, caro Matteo Renzi. Noi capiamo le difficoltà che hai, ci mancherebbe, e in questa fase delicata capiamo eccome le ragioni della tattica, della strategia, del tempismo, della convenienza e dell’opportunità nel lanciarti già da oggi nella mischia e dire in modo chiaro, e senza giri di parole, “io ci sono, eccomi qui, sono in campo e voglio sfidare Bersani”. E’ vero, sappiamo che non sei tipo che si nasconde e non ti si può certo rimproverare di essere uno dei soliti e cauti professionisti della vecchia e soporifera diplomazia politica. Leggi Giovani capi Pd contro il patto tra i grandi del Pd. Trame e paradossi di Claudio Cerasa
22 AGO 12
Ultimo aggiornamento: 11:31 | 24 AGO 20
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Occhio, caro Matteo Renzi. Noi capiamo le difficoltà che hai, ci mancherebbe, e in questa fase delicata capiamo eccome le ragioni della tattica, della strategia, del tempismo, della convenienza e dell’opportunità nel lanciarti già da oggi nella mischia e dire in modo chiaro, e senza giri di parole, “io ci sono, eccomi qui, sono in campo e voglio sfidare Bersani”. E’ vero, sappiamo che non sei tipo che si nasconde e non ti si può certo rimproverare di essere uno dei soliti e cauti professionisti della vecchia e soporifera diplomazia politica. Eppure, caro Matteo, in questa fase in cui le truppe del tuo partito sono ormai schierate in campo, in questa fase in cui il Pd sta elaborando un suo preciso profilo politico, alternativo alla tecnica dei professori di governo, e in questa fase in cui il progetto del patto di sindacato del Pd, e dei vari Bersani-D’Alema-Veltroni-Letta-Franceschini, per quanto non particolarmente innovativo rappresenta comunque una proposta chiara, seppur per certi versi conservativa, ecco, in questa fase in cui sta succedendo di tutto la scelta di rimandare la tua discesa in campo potrebbe rivelarsi un rischio fin troppo pericoloso, e alla lunga autodistruttivo.
Da buon teorico della “rupture”, come sei, non ti può infatti sfuggire che le rivoluzioni non si possono fare tenendo in mano il calendario e calcolando in modo più o meno empirico quanta convenienza ci possa essere nell’annunciare domani quello che andrebbe invece annunciato oggi. Ovvio che sapere se si faranno le primarie, e quando si faranno, è importante, ed è giusto essere preoccupati dal non fare passi falsi in quella che potrebbe essere, e forse è, l’occasione di una vita, come si dice in questi casi. Ma allo stato dell’arte l’impressione è che in questa fase, appunto delicata, in cui nel tuo partito i vecchi e “rottamandi” dirigenti, pur tra mille contraddizioni, hanno trovato comunque un’intesa su come marciare compatti in vista del 2013, il non essere ancora riuscito a delineare con chiarezza i punti cardinali della tua offerta politica, e il senso stesso del tuo essere alternativo tanto a questa classe dirigente quanto a questo governo, è un errore che un politico sapiente come te sa di non potersi permettere. E dunque, caro sindaco, smettila di guardare il calendario e buttati nella mischia. Ché non farlo subito, e non farlo oggi, altro non è che un assist per tutti coloro che non aspettano altro che rottamarti e che oggi più che mai hanno diritto a guardarti con sospetto e chiedersi giustamente “Matteo, ma che stai a fa”?