La stampa italiana in coro: Draghi intervenga, se non ora quando?
Il venerdì nero delle Borse europee è alle spalle, il lunedì nero pure, ma non senza effetti visibili. Perlomeno sulla stampa italiana. Oggi infatti a sfogliare i principali quotidiani del nostro paese non si può che osservare una sorta di appello unanime: in questo stato di cose, con Lady Spread che pare indomabile e le misure di rigore fiscale che non sembrano mai sufficienti, soltanto la Banca centrale europea (Bce) può salvare la moneta unica. Leggi Draghi o Merkel? Le due vie d’uscita di Stefano Cingolani

Il venerdì nero delle Borse europee è alle spalle, il lunedì nero pure, ma non senza effetti visibili. Perlomeno sulla stampa italiana. Oggi infatti a sfogliare i principali quotidiani del nostro paese non si può che osservare una sorta di appello unanime: in questo stato di cose, con Lady Spread che pare indomabile e le misure di rigore fiscale che non sembrano mai sufficienti, soltanto la Banca centrale europea (Bce) può salvare la moneta unica. Come? Mettendo a disposizione la sua potenza di fuoco praticamente illimitata e sostenendo gli stati dell'Eurozona anche con il ricorso a politiche non convenzionali, come l'acquisto di titoli di stato dei singoli paesi (stile Fed americana o Bank of England). Solo così, forse, si potrebbe allontanare la fase più acuta della speculazione. Una tesi – per inciso – che il Foglio va sostenendo da tempo.
Sul Sole 24 Ore, quotidiano economico di Confindustria, ecco cosa scrive in prima pagina il direttore Roberto Napoletano:
Sul Sole 24 Ore, quotidiano economico di Confindustria, ecco cosa scrive in prima pagina il direttore Roberto Napoletano:
(…) Dovendo fare i conti con un'Europa lenta e divisa e con troppi Stati che continuano a nicchiare prigionieri di grandi e piccoli calcoli elettorali, mentre Spagna e Italia pagano (molto) più del dovuto per collocare i loro titoli sovrani nella generale (colpevole/miope) indifferenza, c'è una via di uscita possibile anche nel breve termine. La Banca centrale europea deve fare la sua parte e farla subito. (…) Non si tratta di ripetere annunci di acquisti limitati di titoli di Stato, ma molto più semplicemente di dire con chiarezza ai mercati che si interverrà esattamente per quanto serve. Se si troveranno la forza e il coraggio per farlo si spenderà meno e si salverà l'euro (…).
(…) La Banca centrale europea sarà determinante nelle prossime settimane, in un senso o nell'altro. Il suo presidente, Mario Draghi, ha detto che la Bce è disponibile ad agire "senza tabù" e probabilmente è il segnale che potrebbe impegnarsi in una campagna di creazione di moneta e acquisti massicci di titoli di Stato. E' la via non convenzionale che la Federal reserve, la Banca d'Inghilterra e la Banca del Giappone conoscono bene. Ma quelle sono le banche centrali di nazioni coese (…).
(…) La disciplina di bilancio europea, soprattutto con il varo del Fiscal compact, è rigida e in periodo di crisi rischia di essere non la medicina ma un veleno. Gli americani invece, grazie a un sistema di imprese formidabile, a una società mobile e all'azione della Federal reserve, hanno strumenti per aiutare la crescita. E' vero, hanno il secondo debito pubblico del mondo - primo è il Giappone, terza è l'Italia - e prima o poi dovranno affrontare anche loro una riduzione dello stock accumulato, ma il ruolo della Banca centrale statunitense quando la crisi morde, è fondamentale. L'Europa questo strumento non lo ha e il risultato lo abbiamo potuto vedere proprio noi italiani in questi mesi: c'è ancora molto da fare, ma abbiamo affrontato sacrifici fino a ieri impensabili e facciamo i conti con la pressione fiscale più alta del mondo. Ai mercati però tutto questo non basta, perché il debito europeo deve essere garantito. Dobbiamo passare dall'Unione europea agli Stati Uniti d'Europa, dobbiamo avere la nostra Fed e si chiama Bce. Draghi lo sa, Merkel pure".
(…) Quasi tutti ora ammettono che l'unica possibilità di arrestare in tempi brevi il rischio di una nuova crisi finanziaria sta nella volontà della Bce di acquistare titoli pubblici e fornire liquidità alle banche senza limiti. Mario Draghi per frenare la deriva dei mercati ha giorni fa dichiarato la volontà della Bce di difendere ad ogni costo l'euro, ma i mercati evidentemente vogliono vedere la Bce alla prova, sapendo le forti resistenze anche interne che deve affrontare (…).
Draghi ha accordato un'intervista a Le Monde che oggi pubblica anche il nostro giornale. L'intervistaè importante edè anche una novità perché il presidente della Bce non ama parlare con i giornali. Questa volta l'ha fatto e l'ha fatto bene. Segno che era il momento giusto. Enumera anzitutto quali sono i poterie lo "status" della Banca centrale da lui guidata. Anzitutto la sua indipendenza dai governi, poi le cose che può fare e quelle che non può fare. Non può intervenire a sostegno dei debiti sovrani, cioè non può partecipare alle aste di quei titoli. Deve vegliare sulla stabilità della moneta e dei prezzi. Deve vigilare sulla stabilità finanziaria.
Può intervenire per rassicurare quelle due stabilità, ma, ha aggiunto, che per ora non c'è alcuna minaccia né alla moneta né alla finanza, per ora dunque non c'è bisogno d'intervenire. Ma se quel bisogno ci fosse? «Allora si vedrà» ha risposto. Poi, sollecitato ulteriormente: «Probabilmente qualche cosa faremo».
Qual è esattamente l'intervento che potrebbe effettuare oltre a quello "non convenzionale" che fece nel dicembre e nel gennaio scorsi prestando a tre anni e all'1 per cento di interesse mille miliardi al sistema bancario europeo? Può intervenire sul mercato secondario dei titoli per calmierare lo "spread". L'ha già fatto ampiamente nell'autunno del 2011 acquistando titoli italiani e spagnoli ma anche francesi e austriaci, forse perfino tedeschi.
Questo dovrebbe fare adesso. E' necessario? Sì, caro Mario Draghi,è necessario e nessuno lo sa meglio di te. Basterebbe l'annuncio e un inizio d'intervento per spuntare le unghie della speculazione che vuole disarticolare il sistema euro.
Questo tipo d'intervento consentirebbe di arrivare in buone condizioni alla nascita dell'unione bancaria, darebbe tranquillità ai governi che potrebbero procedere al taglio delle spese non necessarie e all'abbattimento di alcune imposte sul lavoro e sugli investimenti. Draghi è il guardiano della stabilità del sistema, i poteri li ha. E anche qui diciamo: se non ora quando?
Può intervenire per rassicurare quelle due stabilità, ma, ha aggiunto, che per ora non c'è alcuna minaccia né alla moneta né alla finanza, per ora dunque non c'è bisogno d'intervenire. Ma se quel bisogno ci fosse? «Allora si vedrà» ha risposto. Poi, sollecitato ulteriormente: «Probabilmente qualche cosa faremo».
Qual è esattamente l'intervento che potrebbe effettuare oltre a quello "non convenzionale" che fece nel dicembre e nel gennaio scorsi prestando a tre anni e all'1 per cento di interesse mille miliardi al sistema bancario europeo? Può intervenire sul mercato secondario dei titoli per calmierare lo "spread". L'ha già fatto ampiamente nell'autunno del 2011 acquistando titoli italiani e spagnoli ma anche francesi e austriaci, forse perfino tedeschi.
Questo dovrebbe fare adesso. E' necessario? Sì, caro Mario Draghi,è necessario e nessuno lo sa meglio di te. Basterebbe l'annuncio e un inizio d'intervento per spuntare le unghie della speculazione che vuole disarticolare il sistema euro.
Questo tipo d'intervento consentirebbe di arrivare in buone condizioni alla nascita dell'unione bancaria, darebbe tranquillità ai governi che potrebbero procedere al taglio delle spese non necessarie e all'abbattimento di alcune imposte sul lavoro e sugli investimenti. Draghi è il guardiano della stabilità del sistema, i poteri li ha. E anche qui diciamo: se non ora quando?
Leggi Draghi o Merkel? Le due vie d’uscita di Stefano Cingolani