C’era una volta il nucleare
Ha sfilato anche l’ex primo ministro giapponese, Yukio Hatoyama, alla manifestazione di ieri contro il nucleare organizzata dagli attivisti davanti al Palazzo del governo di Tokyo. La scorsa settimana erano stati in centomila a scendere per le strade della capitale per contestare la decisione dell’attuale premier, Yoshihiko Noda, di riattivare le centrali nucleari dopo un periodo “nuclear free”. In seguito all’incidente di Fukushima del marzo 2011, infatti, tutte le centrali erano state chiuse per manutenzione. Ma il pericolo di black out era elevato, durante l’afosa estate giapponese.

Ha sfilato anche l’ex primo ministro giapponese, Yukio Hatoyama, alla manifestazione di ieri contro il nucleare organizzata dagli attivisti davanti al Palazzo del governo di Tokyo. La scorsa settimana erano stati in centomila a scendere per le strade della capitale per contestare la decisione dell’attuale premier, Yoshihiko Noda, di riattivare le centrali nucleari dopo un periodo “nuclear free”. In seguito all’incidente di Fukushima del marzo 2011, infatti, tutte le centrali erano state chiuse per manutenzione. Ma il pericolo di black out era elevato, durante l’afosa estate giapponese. E così da due giorni la centrale nucleare di Oi, nella prefettura di Fukui, produce energia a pieno ritmo. Una decisione che è costata al Partito democratico l’uscita di tre parlamentari dal gruppo – e gli costerà probabilmente anche le prossime elezioni – oltre che quotidiane manifestazioni di contestazione. Un segno profondo di cambiamento, visto che in Giappone mai s’erano viste proteste di piazza.
Intanto John Hoeve e Mark Jacobson della Stanford University hanno pubblicato uno studio che rappresenta alla perfezione quanto sia impossibile per l’uomo conoscere i reali effetti del nucleare. Secondo i due studiosi, che negli ultimi vent’anni hanno sviluppato un “avveniristico modello in 3D” (datato 1990?), i morti per cancro a causa di Fukushima saranno tra i 15 e i 1.300. Una forbice un po’ troppo ampia anche per il premio Nobel per la Fisica, Burton Richter, che poi si chiede: ma allora quanti morti ci sarebbero stati se tutta l’energia prodotta dalla nuclearizzazione del Giappone a oggi fosse stata prodotta dai combustibili fossili?