Contro il partito della demonizzazione dell’individuo

Esattamente 56 anni fa a Princeton, New Jersey, patrocinato dalla Fondazione per gli studi americani, si tenne un “Simposio sull’individualità e sulla personalità”. Vi parteciparono, fra gli altri, filosofi, scrittori, sociologi, economisti del calibro di John Dos Passos, Helmut Schoeck, Milton Friedman, Friedrich von Hayek, i quali, facendosi portavoce di tante persone comuni, denunciarono la montante minaccia che dottrine filosofico-politiche paladine del collettivismo, dell’egualitarismo, dello statalismo, rappresentavano per la libertà del cittadino-individuo. di Aldo Canovari Leggi Conservatori non cazzoni. Manifesto per una nuova destra - Leggi Tutti gli interventi
14 LUG 12
Ultimo aggiornamento: 16:13 | 14 AGO 20
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Esattamente 56 anni fa a Princeton, New Jersey, patrocinato dalla Fondazione per gli studi americani, si tenne un “Simposio sull’individualità e sulla personalità”. Vi parteciparono, fra gli altri, filosofi, scrittori, sociologi, economisti del calibro di John Dos Passos, Helmut Schoeck, Milton Friedman, Friedrich von Hayek, i quali, facendosi portavoce di tante persone comuni, denunciarono la montante minaccia che dottrine filosofico-politiche paladine del collettivismo, dell’egualitarismo, dello statalismo, rappresentavano per la libertà del cittadino-individuo.
Insomma, allora come oggi, si avvertiva la necessità di riattrezzarsi culturalmente, di fornire “cartucce intellettuali”, per dirla con Marco Valerio Lo Prete, a quella parte della società non asservita ai dogmi socialoidi che invocano diritti senza doveri e che confondono ogni desiderio con il diritto a vederlo realizzato per mano dello stato, e a spese degli altri. In quegli anni, come notava Dos Passos, le stesse parole “individualità”, “individuo”, “individualismo” erano parole sospette e caricate di riprovazione sul piano politico ed etico. L’autonomia individuale appariva un lusso che ci si poteva concedere solo dopo che si fossero soddisfatte esigenze “sociali” decretate da sinedri pubblici, dai saggi guardiani della Repubblica. Ed anche oggi è così. Il fertile dibattito si tradusse in un piccolo ma denso volume: “Essays On Individuality” che contribuì ad avviare quel giro di boa culturale grazie al quale l’occidente gettò finalmente in discarica le fallimentari costruzioni social-comuniste cercando di recuperare i valori centrali della sua storia: il primato della persona umana sul Leviatano, la libertà dell’individuo. Questo percorso di libertà, oggi, a causa soprattutto della crisi finanziaria esplosa nel 2007-2008, sembra essersi arrestato. E sono riemerse superstizioni che parevano definitivamente cancellate. Oggi, tornano a prevalere dottrine che demonizzando l’individuo, affermano che da esso derivino tutti i mali e che tutti i mali possono essere risolti dallo stato e dai suoi apparati. Il recente “The quest for change and renewal” di Tim Morgan, nel mettere a fuoco questo naufragio culturale, per molti aspetti simile a quello degli anni 50, può efficacemente fare da innesco a una iniziativa simile a quella di Princeton del 1956. Chiamare dunque a raccolta studiosi e intellettuali di vari discipline affinché, come avvenne allora, possano contribuire a leggere meglio la deriva che affligge nuovamente la società occidentale: l’abbandono della centralità dell’individuo a favore di un ritorno alle mitologie del collettivo, la regressione del cittadino alla condizione minorile di tutoraggio da parte dei governi.
Di qui, l’implausibilità oggi di una riproposizione di ricette egualitarie, redistribuzioniste, statalistiche , “provvidenziali” come risposta ai gravi problemi che ci affliggono (vedi l’infantile affannosa ricerca del “Pagatore di ultima istanza” per i nostri debiti!). Concordo con Tim Morgan, che la questione, prima che tecnico-politica, è culturale. Essa ripropone il perenne dibattito filosofico: egualitarismo/elitismo; individuo/comunità; competizione/solidarismo; stato minimo/stato provvidenza; libero mercato/mercato protetto…, in altre parole due diverse e opposte visioni del mondo. E malgrado la nostra sia un’epoca in cui, per un malinteso buonismo o per pura codardia, si vuol conciliare qualsiasi cosa con il suo contrario, esse restano due realtà mentali antitetiche e incompatibili.
Liberilibri, come già fece per i lavori di Princeton (“Saggi sull’individualità”, aprile 1994, settembre 1996, novembre 1996), sarebbe lieta di pubblicare gli atti di un Simposio su questo tema in Italia, di cui il Foglio si facesse promotore.
di Aldo Canovari (direttore editoriale della casa editrice Liberilibri)