Gli (s)legati
Alla fine l’Imu l’ha pagata anche lui, Bobo Maroni, nonostante settimane di proclami a uso esclusivo dei militanti disposti a crederci. Pontida alla fine rimarrà, perché “Pontida è il cuore della Lega”, ma ancora non si sa quando. Anche la cerimonia dell’ampolla del dio Po potrebbe sopravvivere al confino nell’album dei ricordi, ma è certo la Festa dei popoli padani cambierà di segno, sostituita in autunno dagli Stati generali del nord a Mantova.

Alla fine l’Imu l’ha pagata anche lui, Bobo Maroni, nonostante settimane di proclami a uso esclusivo dei militanti disposti a crederci. Pontida alla fine rimarrà, perché “Pontida è il cuore della Lega”, ma ancora non si sa quando. Anche la cerimonia dell’ampolla del dio Po potrebbe sopravvivere al confino nell’album dei ricordi, ma è certo la Festa dei popoli padani cambierà di segno, sostituita in autunno dagli Stati generali del nord a Mantova. La “Batelada” del Sindacato padano della nemica Rosi Mauro è sicuro che andrà a picco, mentre giustizia sommaria è già stata fatta di Miss Padania: “Possono continuare, ma che si autofinanzino e che non coinvolgano più la Lega. Separazione dei compiti”. E ancora non s’è parlato del giro della Padania, feudo del Trota. Quanto ai reprobi, Bossi dice di “stare tranquilli”, perché lui ha ancora il carismatico “potere di riammettere coloro che sono stati buttati fuori dal movimento ingiustamente”. Ma è chiaro che, al di là delle grane giudiziare, la nuova Lega in cravatta e pochette verde di Maroni e Flavio Tosi (ieri in Via Bellerio si è riunito il primo Consiglio federale della nuova gestione) proseguirà l’emarginazione delle componenti meno controllabili.
Niente più dito medio al cielo, niente più tribalismi. In molti dovrebbero essere contenti: non è la Lega che un certo establishment politico-giornalistico, a sinistra ma anche a destra, ha sempre preteso? Ripulita dal folclore, dal popolanismo, ma soprattutto dalla consanguineità tra i due vecchi leoni, i due capipopolo teatrali e un po’ arruffoni. Ora la Lega piacerà. O no?
Il vero problema è che sotto questa Lega spogliata di se stessa rischia di esserci nulla. Un progetto di partito del nord – che nelle parole di Maroni somiglia maldestramente a un Terzo polo applicato al territoro – e un partito di buoni amministratori. Quello che però va perso è il senso di una collocazione politica. Con chi starà la Lega ora che, tra l’altro, la prospettiva federalista appare improvvisamente svuotata di senso? Il vecchio progetto era ancorato a un modello di centrodestra, garantito da Berlusconi. Ora il tentativo, ambiguo, di portare il rapporto col Pdl lombardo (non solo formigoniano) alle estreme conseguenze della rottura non indica alternative. Spogliandosi della sua pelle esteriore la Lega potrà, e già è difficile, trasformarsi in un partito normale, anche a rischio di snaturarsi. Ma spogliandosi di una prospettiva politica nazionale – per essere una Csu ci vuole pur sempre una Cdu – sotto il vestito nuovo della Lega rischia di non rimanerci più niente.
Il vero problema è che sotto questa Lega spogliata di se stessa rischia di esserci nulla. Un progetto di partito del nord – che nelle parole di Maroni somiglia maldestramente a un Terzo polo applicato al territoro – e un partito di buoni amministratori. Quello che però va perso è il senso di una collocazione politica. Con chi starà la Lega ora che, tra l’altro, la prospettiva federalista appare improvvisamente svuotata di senso? Il vecchio progetto era ancorato a un modello di centrodestra, garantito da Berlusconi. Ora il tentativo, ambiguo, di portare il rapporto col Pdl lombardo (non solo formigoniano) alle estreme conseguenze della rottura non indica alternative. Spogliandosi della sua pelle esteriore la Lega potrà, e già è difficile, trasformarsi in un partito normale, anche a rischio di snaturarsi. Ma spogliandosi di una prospettiva politica nazionale – per essere una Csu ci vuole pur sempre una Cdu – sotto il vestito nuovo della Lega rischia di non rimanerci più niente.