Servizio Santoro

Un anno fa le trattative tra La7 e Michele Santoro erano state interrotte “a causa di inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti tra autore ed editore”, come specificò una nota ufficiale di Telecom Italia Media. L’indomito conduttore libero prontamente dichiarò: “Siamo di fronte a una nuova, eloquente e inoppugnabile prova dell’esistenza nel nostro paese di un colossale conflitto di interesse”. In pratica, Santoro non voleva saperne di dover rendere conto, almeno un pochino, al suo editore di quel che avrebbe fatto e detto in tv, come accade in qualsiasi televisione.
6 LUG 12
Ultimo aggiornamento: 18:15 | 3 AGO 20
Immagine di Servizio Santoro
Un anno fa le trattative tra La7 e Michele Santoro erano state interrotte “a causa di inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti tra autore ed editore”, come specificò una nota ufficiale di Telecom Italia Media. L’indomito conduttore libero prontamente dichiarò: “Siamo di fronte a una nuova, eloquente e inoppugnabile prova dell’esistenza nel nostro paese di un colossale conflitto di interesse”. In pratica, Santoro non voleva saperne di dover rendere conto, almeno un pochino, al suo editore di quel che avrebbe fatto e detto in tv, come accade in qualsiasi televisione. Ora, non sappiamo cosa sia cambiato nei dettagli contrattuali tra lui e La7. Speriamo tutto bene per Santoro. Abbiamo però un paio di idee su quel che è cambiato nel frattempo nel mondo reale. Non c’è più Berlusconi; i talk show politici, depurati dalle campagne d’odio, non appassionano più come prima; sulla piattaforma internettiana il qualunquismo di Beppe Grillo funziona più del sinistrismo di Santoro. Sia un bene o un male, fatto sta che la grande rivoluzione editoriale, l’uscita dal conflitto d’interessi varcando la sublime porta dello Spettatore Sovrano, è rientrata nei ranghi con un annuncio secco: la prossima stagione “Servizio Pubblico” andrà in onda su La7. E tanti saluti alla “multipiattaforma”, che un anno fa sembrava l’uovo di Colombo. E tanti saluti al sogno industrial-editoriale di chi ci ha creduto. E tanti saluti anche alle migliaia di cittadini che avevano regolarmente sganciato i loro dieci euro per garantire la trasmissione democratica e multicanale e fuori dal controllo degli orridi potentati. Per garantire a Santoro la sua isola dei pirati libera e indipendente da cui mettere in onda la sua paccottiglia populista, compreso il verbo del suo Pataccaro. Sganciatori di euro che adesso, sui social network, si fanno sentire delusi: e i miei soldi a cosa sono serviti?
Santoro garantisce che “Servizio pubblico” rimarrà autonomo e padrone dei propri contenuti. Ed è ragionevole ritenere che la sua diffusione streaming non sarà intaccata. Ma il sogno è finito. O meglio, è finita la finzione che il medium renda migliore il messaggio. Ha detto Enrico Mentana: “Mi pare evidente che La7, la rete che ha accolto trasmissioni come quella di Fazio e Saviano, sia un habitat amichevole per un programma come quello di Santoro”. Tutto qui.