Passi grandi o piccoli, conta la direzione

Lo sblocco di 20-30 miliardi di euro di debiti della Pubblica amministrazione deciso due giorni fa dal governo Monti è stato criticato come inadeguato perché il totale dei crediti vantati dalle imprese è più che doppio. Ma si tratta d’un passo nella direzione giusta, anche se non risolutivo. Esso contribuisce al miglioramento dei mezzi finanziari delle aziende, attenua la recessione, dà coraggio, indica il cammino giusto.
24 MAG 12
Ultimo aggiornamento: 03:34 | 6 AGO 20
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Lo sblocco di 20-30 miliardi di euro di debiti della Pubblica amministrazione deciso due giorni fa dal governo Monti è stato criticato come inadeguato perché il totale dei crediti vantati dalle imprese è più che doppio. Ma si tratta d’un passo nella direzione giusta, anche se non risolutivo. Esso contribuisce al miglioramento dei mezzi finanziari delle aziende, attenua la recessione, dà coraggio, indica il cammino giusto. Un discorso analogo, a maggior ragione, vale per il “poco” che i governi dell’Eurozona stanno decidendo in questi giorni, a fronte di mercati tornati molto circospetti e altamente instabili, per le politiche comunitarie di rilancio della crescita e di integrazione finanziaria. Ieri le Borse europee hanno chiuso in terreno negativo, soprattutto perché gli investitori parevano sfiduciati per gli esiti della cena informale di ieri sera. Ha pesato anche il monito (intempestivo) della Bundesbank che, nel suo bollettino mensile, ha avvertito Atene che se non manterrà gli impegni sulle riforme “dovrà sopportarne le conseguenze”.
Eppure, un po’ paradossalmente e a meno di sterzate inconsulte dell’ultima ora, la direzione intrapresa è quella giusta. Il fatto che ora ci sia un fronte unitario di Francia, Italia e Spagna a favore degli Eurobond, sia nella versione di emissione di titoli comunitari per specifici progetti di investimento (Project bond) che in quella più ambiziosa della messa in comune dei debiti pubblici, è un progresso rilevante, sino a ieri impensabile. Come lo è il fatto che la Germania, prima contraria in linea di principio a entrambi i tipi di bond, adesso sembri disposta ad accettare quantomeno i Project bond. Ciò indica che si sta compiendo, a piccoli passi, una svolta nella giusta direzione e quindi che quello dell’euro è un cantiere che si sviluppa verso un’architettura più robusta, non un progetto al tramonto, impaurito e tramortito dal continuo aggravarsi della crisi greca e di quella dei debiti sovrani. Un’architettura federalista e leggera, come da intuizione del primo segretario al Tesoro americano, Alexander Hamilton, che ieri anche Martin Wolf sul Financial Times ha citato come modello. L’alternativa all’integrazione, d’altronde, pare sempre più il progressivo sgretolarsi dell’euro.
La tesi per cui non si possono risolvere i problemi della domanda globale in Europa mediante il rilancio delle infrastrutture, perché in Spagna oramai ci sono sin troppe autostrade e ferrovie, è unilaterale. Nell’insieme, l’Europa è ancora scarsamente integrata dal punto di vista dei mezzi di trasporto e comunicazione. C’è una contraddizione fra il sostenere che “ci vuole ben altro” e il non elogiare i piccoli passi nella direzione giusta. Se non si fanno questi nel breve periodo, non si costruisce per il lungo termine.