Monti e Fornero, la cosa giusta

Dopo parecchi giorni, settimane, se non mesi, che si discute della riforma del mercato del lavoro, finalmente le discussioni sono terminate e il governo ha presentato un piano abbastanza completo delle politiche che vuole fare dopo avere lungamente discusso con sindacati e parti sociali. di Eugenio Scalfari
23 MAR 12
Ultimo aggiornamento: 01:37 | 12 AGO 20
Immagine di Monti e Fornero, la cosa giusta
Dopo parecchi giorni, settimane, se non mesi, che si discute della riforma del mercato del lavoro, finalmente le discussioni sono terminate e il governo ha presentato un piano abbastanza completo delle politiche che vuole fare dopo avere lungamente discusso con sindacati e parti sociali.
Questo progetto è stato approvato da tutte le parti sociali, con la sola eccezione della Cgil, la quale però – e questo mi pare non venga rimarcato – si è dichiarata molto contraria, al punto da aver annunciato che proclamerà lo sciopero generale di 8 ore, tutto questo motivato dal disaccordo sull’articolo 18, mentre su tutte le altre parti del contratto l’accordo è stato raggiunto pure dalla Cgil. Anche perché alcune di quelle riforme erano patrocinate anche dai sindacati, non solo dal governo, e questo mi pare venga messo un po’ in ombra.
E’ una rottura generale? Non è una rottura generale. Quello che è accaduto è che sull’articolo 18 la Cgil ha detto “io non vado oltre”, “io voglio che non sia toccato, voi lo toccate in un modo che io giudico sbagliato”. Su questo punto le altre parti sindacali, cioè la Cisl, la Uil e l’Ugl, che rappresentavano il sindacalismo italiano invece hanno accettato.
A quel punto lì, però, il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha giudicato più opportuno non far firmare il documento tra governo e parti sociali da chi ci stava, e ha preferito dire: io sottopongo al Parlamento il verbale di quello che è avvenuto qui dentro e che sarà steso da ognuna delle parti, con le sue parole, e quello firmeranno, e io porterò tutto questo in Parlamento assieme al progetto di legge del governo.
Il progetto di legge del governo, che assumerà la forma non del decreto ma di una legge delega, la quale ha due mesi e mezzo per essere discussa, e sulla quale probabilmente Monti non porrà la fiducia, lasciando alle forze politiche di discutere, modificare, approvare, disapprovare.
Questa riforma del lavoro rappresenta una innovazione profonda e molto positiva – almeno io così la giudico – del mercato del lavoro, perché il mercato del lavoro era ingessato e questa riforma lo modernizza, lo rende flessibile, ma cerca di portare avanti la lotta per contenere e addirittura possibilmente distruggere il lavoro precario. questo è l’obiettivo che si può realizzare in vari modi, e lì hanno imboccato un modo che mi sembra giusto.
Poi le tutele – gli ammortizzatori sociali – vengono sì un po’ diminuite nella durata e nella consistenza, ma vengono estese dai 4 milioni attuali di lavoratori tutelati dalla Cig (Cassa integrazione guadagni, ndr) a una platea di 12 milioni; diventa una tutela pressoché generale della forza lavorativa. E non è una cosa da poco fare questo tipo di operazione, in un momento di recessione, disoccupazione, scarsità di risorse necessarie. Allora a me sembra che se facciamo il saldo di quello che può piacere e quello che può non piacere di questa riforma del lavoro, a me sembra che questo saldo sia largamente positivo.
di Eugenio Scalfari
(trascrizione del video messaggio su www.repubblica.it)