Euro miope
I deputati del Bundestag tedesco hanno approvato a grande maggioranza il secondo piano di aiuti alla Grecia da 130 miliardi di euro. Prima del voto la cancelliera, Angela Merkel, aveva chiesto ai parlamentari di approvare il piano pur ammettendo che “nessuno può garantire al 100 per cento che funzionerà”. Vero, specie se l’Europa continuerà a fare sfoggio di miopi egoismi nazionali.

I deputati del Bundestag tedesco hanno approvato a grande maggioranza il secondo piano di aiuti alla Grecia da 130 miliardi di euro. Prima del voto la cancelliera, Angela Merkel, aveva chiesto ai parlamentari di approvare il piano pur ammettendo che “nessuno può garantire al 100 per cento che funzionerà”. Vero, specie se l’Europa continuerà a fare sfoggio di miopi egoismi nazionali. I socialisti francesi, per esempio, si sono astenuti o addirittura hanno votato contro l’istituzione dell’Esm, il Meccanismo europeo di stabilità che dovrebbe accrescere la potenza di fuoco degli interventi a difesa dei debiti pubblici dell’Eurozona, affiancandosi al Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria, l’Efsf. L’argomento adottato dai socialisti per sostenere il loro “no” è che il nuovo Fondo salva stati, pur essendo uno strumento “di solidarietà”, fa riferimento a quel Fiscal compact che il candidato socialista all’Eliseo, François Hollande, ha detto di voler rinegoziare nel caso sarà eletto.
Il voto dei socialisti francesi, criticato persino da un giornale di sinistra come Libération, è espressione di miopia e incoerenza circa la moneta unica. Di quest’ultima si vogliono i benefici, ma non si accettano i costi per la sua difesa. Analoga – paradossalmente – è la posizione dei cristianodemocratici tedeschi, contrari al rafforzamento del cosiddetto “firewall” che dovrebbe proteggere l’Eurozona dagli eccessi della speculazione, e fieri oppositori degli acquisti di titoli del debito pubblico degli stati membri sul mercato secondario da parte della Banca centrale europea, anche solo per scopi di stabilizzazione finanziaria. Non solo: Berlino ha esternato insofferenza pure nei confronti del sistema, adottato pragmaticamente da Mario Draghi, di concedere prestiti triennali illimitati al tasso dell’1 per cento alle banche, ponendo gli istituti di credito in condizione di comprare i titoli degli stati membri che hanno un rischio moderato, in quanto stanno mettendo in ordine i loro bilanci.
E nonostante l’approvazione di ieri, un sondaggio del settimanale Bild ha ricordato che il 62 per cento dei tedeschi resta contrario a questi aiuti, benché accompagnati da condizioni molto esigenti. In Francia come in Germania si fatica ancora a comprendere che una moneta unica perde senso (e forza) se diventa una mera schermatura di interessi diversi e a priori giudicati inconciliabili.
Il voto dei socialisti francesi, criticato persino da un giornale di sinistra come Libération, è espressione di miopia e incoerenza circa la moneta unica. Di quest’ultima si vogliono i benefici, ma non si accettano i costi per la sua difesa. Analoga – paradossalmente – è la posizione dei cristianodemocratici tedeschi, contrari al rafforzamento del cosiddetto “firewall” che dovrebbe proteggere l’Eurozona dagli eccessi della speculazione, e fieri oppositori degli acquisti di titoli del debito pubblico degli stati membri sul mercato secondario da parte della Banca centrale europea, anche solo per scopi di stabilizzazione finanziaria. Non solo: Berlino ha esternato insofferenza pure nei confronti del sistema, adottato pragmaticamente da Mario Draghi, di concedere prestiti triennali illimitati al tasso dell’1 per cento alle banche, ponendo gli istituti di credito in condizione di comprare i titoli degli stati membri che hanno un rischio moderato, in quanto stanno mettendo in ordine i loro bilanci.
E nonostante l’approvazione di ieri, un sondaggio del settimanale Bild ha ricordato che il 62 per cento dei tedeschi resta contrario a questi aiuti, benché accompagnati da condizioni molto esigenti. In Francia come in Germania si fatica ancora a comprendere che una moneta unica perde senso (e forza) se diventa una mera schermatura di interessi diversi e a priori giudicati inconciliabili.