Il coraggio di Julia
Julia Gillard e Kevin Rudd non hanno alcuna divergenza politica, sulle questioni che contano sono in sintonia, solo che quando lui era premier d’Australia lei voleva farlo al suo posto e ora che il premier è lei, lui vuole vendicarsi, e riprendersi il maltolto. La lite tra i due esponenti del Partito laburista australiano è puramente di potere e leadership, con tutta la rabbia, l’astio, l’ipocrisia possibili. Nel 2006 Gillard e Rudd erano il “dream team” della sinistra, scalzarono insieme i liberali alle elezioni.

Julia Gillard e Kevin Rudd non hanno alcuna divergenza politica, sulle questioni che contano sono in sintonia, solo che quando lui era premier d’Australia lei voleva farlo al suo posto e ora che il premier è lei, lui vuole vendicarsi, e riprendersi il maltolto. La lite tra i due esponenti del Partito laburista australiano è puramente di potere e leadership, con tutta la rabbia, l’astio, l’ipocrisia possibili. Nel 2006 Gillard e Rudd erano il “dream team” della sinistra, scalzarono insieme i liberali alle elezioni. Poi lei ha iniziato una guerra interna, culminata nel 2010 con il più feroce dei tradimenti: lui si giocava la fiducia del partito, lei gli ha detto “sono con te” e poi, quando c’era da sostenerlo, ha sostenuto se stessa.
Una volta premier, Gillard ha dato a Rudd il dicastero degli Esteri e lui lì è rimasto, a covare la vendetta. Lo scorso weekend, le tensioni interne sono esplose, così due giorni fa il ministro si è dimesso per sfidare di nuovo, apertamente, la leadership di Gillard. La quale però ha fatto subito quello che un Gordon Brown non ha fatto mai: ha lanciato la sfida diretta, plateale, contiamo i voti, o io o tu. Gli australiani sono stufi delle nostre liti, ha detto Gillard, per di più il governo si regge su un seggio di vantaggio, è una fatica tremenda stare in piedi, con uno che a ogni passo ti vuole trascinare per terra è impossibile. Lunedì a mezzogiorno si terrà il voto interno al partito. Se vince Gillard, Rudd deve scomparire, altrimenti lei farà un passo indietro. Conoscendola, ha già fatto i suoi calcoli ed è certa di vincere: il coraggio della sfida al posto del logorìo interno sarebbe già un buon motivo per tifare per lei (ce ne fosse un po’ qui, di quel coraggio), ma non sempre i conti tornano, soprattutto ai traditori.
Una volta premier, Gillard ha dato a Rudd il dicastero degli Esteri e lui lì è rimasto, a covare la vendetta. Lo scorso weekend, le tensioni interne sono esplose, così due giorni fa il ministro si è dimesso per sfidare di nuovo, apertamente, la leadership di Gillard. La quale però ha fatto subito quello che un Gordon Brown non ha fatto mai: ha lanciato la sfida diretta, plateale, contiamo i voti, o io o tu. Gli australiani sono stufi delle nostre liti, ha detto Gillard, per di più il governo si regge su un seggio di vantaggio, è una fatica tremenda stare in piedi, con uno che a ogni passo ti vuole trascinare per terra è impossibile. Lunedì a mezzogiorno si terrà il voto interno al partito. Se vince Gillard, Rudd deve scomparire, altrimenti lei farà un passo indietro. Conoscendola, ha già fatto i suoi calcoli ed è certa di vincere: il coraggio della sfida al posto del logorìo interno sarebbe già un buon motivo per tifare per lei (ce ne fosse un po’ qui, di quel coraggio), ma non sempre i conti tornano, soprattutto ai traditori.