Manettari in ospedale
Ieri la procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo, senza ipotesi di reato e contro ignoti, sulle carenze nei pronto soccorso della capitale. L’inchiesta è arrivata dopo il video pubblicato dal Corriere della Sera e dopo le ispezioni effettuate dai carabinieri del Nas su due pronto soccorso di Roma, quelli del San Camillo e dell’ospedale di Tor Vergata. Nei video del Corriere si documentava lo stato di sovraffollamento della struttura del San Camillo, riassunta nella medicazione e nella rianimazione di due pazienti sul pavimento.

Ieri la procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo, senza ipotesi di reato e contro ignoti, sulle carenze nei pronto soccorso della capitale. L’inchiesta è arrivata dopo il video pubblicato dal Corriere della Sera e dopo le ispezioni effettuate dai carabinieri del Nas su due pronto soccorso di Roma, quelli del San Camillo e dell’ospedale di Tor Vergata. Nei video del Corriere si documentava lo stato di sovraffollamento della struttura del San Camillo, riassunta nella medicazione e nella rianimazione di due pazienti sul pavimento.
La situazione drammatica della sanità laziale è stata più volte denunciata dagli operatori del settore: la popolazione cresce (e invecchia) e il deficit della regione influisce anche sul settore salute. Ma la denuncia di disfunzioni strutturali “che si ripercuotono sull’assistenza ai pazienti”, individuate prima dai giornalisti e poi dai Nas, appare quantomeno segnata dalla demagogia: il modello manettaro applicato alla sanità e subordinato allo scoop giornalistico. L’occhio del Grande Fratello sugli ospedali dimentica quasi sempre di fare alcune considerazioni. A partire dalla perdita di ruolo e di status dei medici di base, con i cittadini che preferiscono pagare il ticket in pronto soccorso piuttosto che affidarsi alle Asl di competenza.
Le immagini “dello scandalo”, inoltre, si riferiscono alla settimana della neve a Roma, durante la quale il numero di pazienti d’emergenza sono triplicati. Se si continua con la politica dello scandalo, si rischia di fare la fine del primario di chirurgia dello stesso San Camillo, sbattuto in prima pagina sull’onda dello scandalo sanità. Peccato che non fosse stato “sospeso”, ma fosse in semplice congedo sindacale. E’ evidente quanto sia necessario un intervento diretto del ministro della Salute, Renato Balduzzi, in coordinamento con il presidente della regione Lazio, Renata Polverini, e i direttori generali delle aziende ospedaliere, che troppo spesso nascondono le magagne sotto al tappeto. Ma le manette non hanno mai curato nessuno.
La situazione drammatica della sanità laziale è stata più volte denunciata dagli operatori del settore: la popolazione cresce (e invecchia) e il deficit della regione influisce anche sul settore salute. Ma la denuncia di disfunzioni strutturali “che si ripercuotono sull’assistenza ai pazienti”, individuate prima dai giornalisti e poi dai Nas, appare quantomeno segnata dalla demagogia: il modello manettaro applicato alla sanità e subordinato allo scoop giornalistico. L’occhio del Grande Fratello sugli ospedali dimentica quasi sempre di fare alcune considerazioni. A partire dalla perdita di ruolo e di status dei medici di base, con i cittadini che preferiscono pagare il ticket in pronto soccorso piuttosto che affidarsi alle Asl di competenza.
Le immagini “dello scandalo”, inoltre, si riferiscono alla settimana della neve a Roma, durante la quale il numero di pazienti d’emergenza sono triplicati. Se si continua con la politica dello scandalo, si rischia di fare la fine del primario di chirurgia dello stesso San Camillo, sbattuto in prima pagina sull’onda dello scandalo sanità. Peccato che non fosse stato “sospeso”, ma fosse in semplice congedo sindacale. E’ evidente quanto sia necessario un intervento diretto del ministro della Salute, Renato Balduzzi, in coordinamento con il presidente della regione Lazio, Renata Polverini, e i direttori generali delle aziende ospedaliere, che troppo spesso nascondono le magagne sotto al tappeto. Ma le manette non hanno mai curato nessuno.