Declassamento politico
Sul futuro dell’Europa sembra avere le idee più chiare Moody’s che l’Europa stessa. Sia chiaro: restano fondate le polemiche sul curioso tempismo dei declassamenti dei paesi Ue in arrivo dalle agenzie statunitensi, come anche la tesi secondo cui Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch formano un cartello oligopolistico e via dicendo (fino ad arrivare alle meno fondate e più generiche accuse contro gli speculatori incarogniti). Ma le polemiche sul rating e le sue regole, se reiterate troppo a lungo, diventano l’ennesima prova dell’impotenza di un continente.

Sul futuro dell’Europa sembra avere le idee più chiare Moody’s che l’Europa stessa. Sia chiaro: restano fondate le polemiche sul curioso tempismo dei declassamenti dei paesi Ue in arrivo dalle agenzie statunitensi, come anche la tesi secondo cui Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch formano un cartello oligopolistico e via dicendo (fino ad arrivare alle meno fondate e più generiche accuse contro gli speculatori incarogniti). Ma le polemiche sul rating e le sue regole, se reiterate troppo a lungo, diventano l’ennesima prova dell’impotenza di un continente. Il punto è che Moody’s sembra avere presente e chiaro il problema di fondo dell’Ue ben più di quanto non avvenga nelle stanze della Commissione di Bruxelles. Dietro i sei declassamenti e le tre revisioni al ribasso dell’outlook comunicati lunedì notte, con l’Italia che passa da A2 ad A3, ci sono infatti due fattori fondamentali, fanno sapere da Moody’s: primo, “l’incertezza sulle prospettive dell’Eurozona” da un punto di vista “istituzionale”; secondo, le previsioni di una crescita troppo debole. Insomma, la crisi non è di uno specifico governo o di uno specifico paese, ma riguarda in maniera sistemica l’Unione europea e l’Eurozona in particolare.
A Bruxelles non sembra essersi affermata la stessa consapevolezza. Una conferma indiretta è venuta ieri dalla presentazione del primo rapporto sugli squilibri economici dell’Unione. Una pagella prevista dal nuovo Patto di stabilità e crescita (entrato in vigore a fine 2011), che dovrebbe servire a mettere in luce i fattori di rischio per il futuro della stabilità finanziaria. In base agli indicatori studiati, l’Italia è sotto esame insieme a altri 11 stati (tra cui Spagna e Francia). Il nostro paese spicca per l’enorme debito pubblico, per la sua progressiva perdita di competitività e di quote di mercato. Ma un approccio ragionieristico è destinato all’insuccesso. Senza un’agenzia statistica unica, è difficile perfino assicurare l’omogeneità dei dati raccolti. Senza contare che anche la scelta degli indicatori è discutibile: perché un disavanzo della bilancia dei pagamenti del 4 per cento del pil è inaccettabile e invece un avanzo del 6 per cento (come quello della Germania) può andare? Una Bce garante dell’euro, una condivisione delle scelte politiche e dei rischi connessi (non di meri criteri contabili) è quanto servirebbe all’Ue per uscire dalla crisi.
A Bruxelles non sembra essersi affermata la stessa consapevolezza. Una conferma indiretta è venuta ieri dalla presentazione del primo rapporto sugli squilibri economici dell’Unione. Una pagella prevista dal nuovo Patto di stabilità e crescita (entrato in vigore a fine 2011), che dovrebbe servire a mettere in luce i fattori di rischio per il futuro della stabilità finanziaria. In base agli indicatori studiati, l’Italia è sotto esame insieme a altri 11 stati (tra cui Spagna e Francia). Il nostro paese spicca per l’enorme debito pubblico, per la sua progressiva perdita di competitività e di quote di mercato. Ma un approccio ragionieristico è destinato all’insuccesso. Senza un’agenzia statistica unica, è difficile perfino assicurare l’omogeneità dei dati raccolti. Senza contare che anche la scelta degli indicatori è discutibile: perché un disavanzo della bilancia dei pagamenti del 4 per cento del pil è inaccettabile e invece un avanzo del 6 per cento (come quello della Germania) può andare? Una Bce garante dell’euro, una condivisione delle scelte politiche e dei rischi connessi (non di meri criteri contabili) è quanto servirebbe all’Ue per uscire dalla crisi.