Fidarsi di Thein Sein?
La Birmania sembra a una svolta: nuovo governo civile (guidato però da un ex generale, Thein Sein), liberazione di detenuti politici, riabilitazione dell’opposizione, incontri calorosi con Aung San Suu Kyi, normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti dopo la visita di Hillary Clinton. Barack Obama ha parlato di “un nuovo inizio” per la Birmania durante il discorso sullo stato dell’Unione pronunciato il 24 gennaio davanti al Congresso.

La Birmania sembra a una svolta: nuovo governo civile (guidato però da un ex generale, Thein Sein), liberazione di detenuti politici, riabilitazione dell’opposizione, incontri calorosi con Aung San Suu Kyi, normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti dopo la visita di Hillary Clinton. Barack Obama ha parlato di “un nuovo inizio” per la Birmania durante il discorso sullo stato dell’Unione pronunciato il 24 gennaio davanti al Congresso.
Eppure l’attuale presidente (e primo ministro) ha trascorso tutta la vita all’interno degli apparati militari che per più di quarant’anni hanno governato la Birmania. Thein Sein è stato nominato direttamente a Than Shwe, che della giunta militare era il capo. Il dubbio che dietro la parvenza di un governo civile si nasconda la prosecuzione del regime in forme più morbide è ricorrente in chi si occupa delle faccende interne birmane. Thein Sein era un pilastro della giunta, tanto che nel 2007 divenne premier per sedare le rivolte dei manifestanti pro-democrazia scoppiate in diverse città del paese e, oltre all’attuale presidente, anche altre posizioni-chiave del governo sono occupate da ex militari (cosa che anche Aung San Suu Kyi ha fatto notare in una recente intervista all’Associated Press, avvertendo che proprio alcuni vecchi esponenti della giunta saranno chiamati a organizzare, controllare e convalidare il risultato delle prossime elezioni politiche). Nonostante le smentite, anche Than Shwe continua a esercitare un’influenza notevole dietro le quinte, fanno sapere alcuni osservatori locali.
Thein Sein è considerato più morbido rispetto ai suoi predecessori: c’è chi ricorda che nel 1988, quando comandava un battaglione d’élite chiamato a reprimere le ribellioni nel nord-ovest del paese, dimostrò di saper dialogare con i dimostranti e di ridurre al minimo fucilazioni e stragi. Il compito più arduo per lui è oggi quello di pacificare tutta la Birmania, mosaico di decine e decine di gruppi etnici diversi e spesso in conflitto tra loro. E’ il caso dei ribelli Kachin, che da mesi combattono una guerriglia con l’esercito regolare dopo alcuni anni di tregua. I Kachin controllano una vasta regione nel nord, in cui transita il commercio di oppio, giada e oro e non vogliono cedere alle autorità centrali le posizioni favorevoli acquisite nel corso del tempo. Thein Sein vuole chiudere definitivamente la partita pure con loro, anche a costo di usare armi chimiche sui villaggi sparsi nella jungla.
Eppure l’attuale presidente (e primo ministro) ha trascorso tutta la vita all’interno degli apparati militari che per più di quarant’anni hanno governato la Birmania. Thein Sein è stato nominato direttamente a Than Shwe, che della giunta militare era il capo. Il dubbio che dietro la parvenza di un governo civile si nasconda la prosecuzione del regime in forme più morbide è ricorrente in chi si occupa delle faccende interne birmane. Thein Sein era un pilastro della giunta, tanto che nel 2007 divenne premier per sedare le rivolte dei manifestanti pro-democrazia scoppiate in diverse città del paese e, oltre all’attuale presidente, anche altre posizioni-chiave del governo sono occupate da ex militari (cosa che anche Aung San Suu Kyi ha fatto notare in una recente intervista all’Associated Press, avvertendo che proprio alcuni vecchi esponenti della giunta saranno chiamati a organizzare, controllare e convalidare il risultato delle prossime elezioni politiche). Nonostante le smentite, anche Than Shwe continua a esercitare un’influenza notevole dietro le quinte, fanno sapere alcuni osservatori locali.
Thein Sein è considerato più morbido rispetto ai suoi predecessori: c’è chi ricorda che nel 1988, quando comandava un battaglione d’élite chiamato a reprimere le ribellioni nel nord-ovest del paese, dimostrò di saper dialogare con i dimostranti e di ridurre al minimo fucilazioni e stragi. Il compito più arduo per lui è oggi quello di pacificare tutta la Birmania, mosaico di decine e decine di gruppi etnici diversi e spesso in conflitto tra loro. E’ il caso dei ribelli Kachin, che da mesi combattono una guerriglia con l’esercito regolare dopo alcuni anni di tregua. I Kachin controllano una vasta regione nel nord, in cui transita il commercio di oppio, giada e oro e non vogliono cedere alle autorità centrali le posizioni favorevoli acquisite nel corso del tempo. Thein Sein vuole chiudere definitivamente la partita pure con loro, anche a costo di usare armi chimiche sui villaggi sparsi nella jungla.