Adesso Berlino teme l’offensiva degli stati per una Bce garante dell’euro

I mercati hanno accolto senza reazioni inconsulte i declassamenti dei paesi dell’Eurozona comunicati venerdì sera. Le Borse europee hanno chiuso in terreno positivo (Milano la migliore a più 1,4 per cento), e lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è sceso (483 punti). Nessuna sorpresa quindi, gli investitori si aspettavano la decisione delle agenzie di rating. Leggi Le bizzarrie dei giornaloni su S&P’s che rafforzano Monti di Stefano Cingolani
17 GEN 12
Ultimo aggiornamento: 00:34 | 7 AGO 20
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I mercati hanno accolto senza reazioni inconsulte i declassamenti dei paesi dell’Eurozona comunicati venerdì sera. Le Borse europee hanno chiuso in terreno positivo (Milano la migliore a più 1,4 per cento), e lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è sceso (483 punti). Nessuna sorpresa quindi, gli investitori si aspettavano la decisione delle agenzie di rating. Nella serata di ieri però, mentre il presidente della Bce, Mario Draghi, spiegava che la crisi ha raggiunto dimensioni sistemiche ed “è peggiorata ulteriormente”, Standard & Poor’s ha tagliato il rating del Fondo salva stati (Efsf) ad AA+. Risultato: ora anche la Germania sembra un po’ sulla difensiva. Berlino – che mantiene la tripla A e lo status di economia ultra sicura – con l’aggravarsi della situazione rischia infatti di vedere messa in discussione da un numero crescente di paesi la sua ricetta per uscire dalla crisi. Così la cancelliera Angela Merkel, dopo aver detto di avere fiducia nei paesi come Italia e Spagna che hanno intrapreso la duplice strada rigorista e riformatrice, ha fatto sapere attraverso il portavoce che “la sua posizione sul ruolo della Banca centrale europea non cambia dopo il declassamento dell’Italia”.
Una risposta pubblica a pressioni diplomatiche sempre più forti da parte di tutte quelle cancellerie che ora chiedono con decisione un intervento più deciso della Bce, come unica soluzione possibile per cambiare le sorti del continente. Ieri, prima che il presidente francese Nicolas Sarkozy annunciasse il rinvio del vertice di questa settimana a Roma con la stessa Merkel e il premier Mario Monti, anche il ministro delle Finanze di Berlino, Wolfgang Schäuble, è intervenuto sul tema, precisando che il modello americano di immettere liquidità a sostegno degli stati “non funziona sicuramente in Europa”. Nel frattempo, però, proprio la Bce ha comunicato che la scorsa settimana ha triplicato gli acquisti di titoli di stato dell’area euro sul mercato secondario rispetto ai sette giorni precedenti, portandoli a 3,77 miliardi. E soprattutto la posizione rigorista tedesca, contraria all’ipotesi che l’Istituto centrale guidato da Draghi finanzi il debito degli stati, è respinta da un numero crescente di paesi.
Nell’Eurozona aumenta il numero di paesi che si sono espressi a favore di una Bce prestatore di ultima istanza e diminuiscono quanti la pensano come Berlino. Tra i 17 paesi che adottano la moneta unica, i maggiori a schierarsi per una Banca centrale che sia garante della moneta unica, sul modello della Federal Reserve americana o della Bank of England, sono finora Francia e Spagna. Per Parigi, oltre alle parole sempre calibrate del presidente Nicolas Sarkozy, contano le dichiarazioni del ministro delle Finanze, François Baroin, che in una recente intervista a Les Echos ha suggerito che la Bce assuma un ruolo “attivo” come quello della Fed a sostegno dei titoli del debito dei paesi in difficoltà. Il premier neo eletto di Madrid, il conservatore Mariano Rajoy, ha utilizzato il suo discorso di insediamento alle Camere per chiedere un cambio di passo da parte della Bce, affinché essa diventi prestatore di ultima istanza. Poi c’è l’Italia: il premier Mario Monti, in un’intervista di oggi al Financial Times, sostiene di attendersi una Bce più “rilassata” una volta che il Patto fiscale sarà approvato.
E lo scorso 6 gennaio il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, è stato tranchant: “Occorre dare all’Ue un’autentica Banca centrale con risorse e strumenti necessari per gestire la stabilità e la liquidità del mercato”. Irlanda e Portogallo, paesi che ricevono aiuti internazionali da Ue e Fondo monetario internazionale, sono stati i primi a schierarsi. Per Lisbona è sceso in campo il presidente della Repubblica, l’economista Anìbal Cavaco Silva: “La Bce deve andare oltre una interpretazione restrittiva del suo ruolo”. Va bene il controllo dell’inflazione, ma serve anche l’acquisto di titoli del debito per mantenere la stabilità finanziaria. A sorpresa, anche il fronte “nordico” dell’Eurozona è sempre meno allineato a Berlino: per un ripensamento del ruolo della Bce si sono schierati infatti anche ministri delle Finanze di Austria, Belgio e Finlandia. Gli equilibri nell’Eurozona cambiano, Berlino sta prendendo nota.