Così Lady Spread e Mr. Rating continuano a perseguitare l’Europa
Lady Spread non si decide ad abbandonare l’Europa (e l’Italia), nonostante il susseguirsi di vertici, manovre correttive e nuove norme comunitarie che per la prima volta mettono forti e austere briglie alle politiche fiscali dei paesi dell’euro. Ieri il differenziale tra tasso di interesse dei titoli decennali italiani e tasso degli omologhi tedeschi ha chiuso ancora a livelli preoccupanti (523 punti), con il rendimento dei nostri Btp che ha superato la soglia del 7 per cento (7,12 per la precisione). Leggi Come e perché in Unicredit cambieranno gli equilibri di potere

Lady Spread non si decide ad abbandonare l’Europa (e l’Italia), nonostante il susseguirsi di vertici, manovre correttive e nuove norme comunitarie che per la prima volta mettono forti e austere briglie alle politiche fiscali dei paesi dell’euro. Ieri il differenziale tra tasso di interesse dei titoli decennali italiani e tasso degli omologhi tedeschi ha chiuso ancora a livelli preoccupanti (523 punti), con il rendimento dei nostri Btp che ha superato la soglia del 7 per cento (7,12 per la precisione). Non hanno aiutato, certo, le dichiarazioni in mattinata di David Riley, direttore del comparto Rating sovrani dell’agenzia Fitch, che ha parlato di “una significativa possibilità” che la stessa Fitch declassi il nostro paese una volta terminato il riesame avviato lo scorso dicembre. La scadenza dovrebbe essere a fine gennaio, e per quella data quindi altre turbolenze sono in vista. Il motivo? Soprattutto “l’elevato indebitamento” e “una forte necessità di finanziamenti” per l’anno appena iniziato. Ma la stessa agenzia ha poi fatto capire che svolgere i nostri “compiti a casa” potrebbe non bastarci, e che una soluzione dell’impasse si trova fuori dai nostri confini: “Una cosa che aiuterebbe l’Italia, ma che è al di fuori del nostro controllo immediato – ha detto Riley – è un’assicurazione sulla crisi di liquidità, il che significa che serve un ‘muro di protezione’”.
Ma l’Europa non si è ancora messa d’accordo su chi debba innalzare questo atteso “firewall”. Sempre più analisti e operatori di mercato ritengono che soltanto la Banca centrale europea avrebbe una potenza di fuoco sufficiente a contenere nell’immediato gli eccessi speculativi sui debiti sovrani (vedi articolo a pagina tre). La Germania non ne vuole sapere – l’Eurotower non può finanziare il debito degli stati, è la tesi – e non è un caso che in queste ore decisive proprio Berlino sia diventata palcoscenico degli incontri clou. Due giorni fa è stato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, a vedere la cancelliera Angela Merkel; ieri invece è toccato al direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde. Anche la banca d’affari Goldman Sachs scruta le mosse di Berlino.
Ma l’Europa non si è ancora messa d’accordo su chi debba innalzare questo atteso “firewall”. Sempre più analisti e operatori di mercato ritengono che soltanto la Banca centrale europea avrebbe una potenza di fuoco sufficiente a contenere nell’immediato gli eccessi speculativi sui debiti sovrani (vedi articolo a pagina tre). La Germania non ne vuole sapere – l’Eurotower non può finanziare il debito degli stati, è la tesi – e non è un caso che in queste ore decisive proprio Berlino sia diventata palcoscenico degli incontri clou. Due giorni fa è stato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, a vedere la cancelliera Angela Merkel; ieri invece è toccato al direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde. Anche la banca d’affari Goldman Sachs scruta le mosse di Berlino.
Ieri Goldman Sachs ha reso note le previsioni per il 2012 europeo. “Perché si realizzi uno scenario relativamente benigno”, dovranno realizzarsi alcune (difficili) condizioni. La prima è che la Germania si mostri disposta a una “mutualizzazione” del debito a livello di Eurozona. Si tratta, in altre parole, di superare le resistenze ai cosiddetti Eurobond. Mentre il nostro paese dovrà “attuare in maniera credibile” il proprio programma di riforme annunciate, così come la Spagna.
Poi però, quali che siano gli scenari tracciati dalla banca d’affari americana, restano alcune incognite per definizione imprevedibili. Come si risolverà per esempio il caos greco? La Commissione Ue ieri ha auspicato che l’accordo tra Atene e i suoi creditori privati per un “haircut” sui titoli di debito sia raggiunto presto. Si tratta d’altronde dell’unico modo per alleviare un fardello altrimenti insostenibile. Dal governo di unità nazionale greco continuano ad arrivare messaggi rassicuranti, mentre meno ottimisti si mostrano le controparti private. Ieri comunque Charles Dallara, direttore generale dell’Institute for International Finance, lobby mondiale del settore, ha dichiarato che si recherà questa settimana nel paese per continuare i negoziati sullo swap di titoli. In mancanza di un accordo del tutto “volontario” tra governo e creditori, la reazione dei mercati sarebbe imprevedibile, seppure certamente negativissima. Per ora, secondo fonti interne alla trattativa, sarebbero soprattutto alcuni hedge fund (e non le banche) a insistere per un rimborso totale.
In parallelo continuano poi le trattative tra le cancellerie europee per definire una nuova governance dell’Ue. Anche per questo oggi il premier italiano, Mario Monti, sarà a Berlino per incontrare Merkel. Si punta entro la fine del mese a raggiungere un accordo sul Patto fiscale a 26 lanciato lo scorso dicembre, ma in realtà controlli occhiuti sui conti pubblici e sanzioni decise a livello sovranazionale sono già in vigore – almeno in parte – grazie alla legislazione comunitaria. Il cosiddetto “Six Pack”, voluto dalla Commissione ma passato al vaglio di Parlamento europeo e capi di stato, è al suo primo esperimento sul campo. E la cavia si chiama Belgio. Giovedì scorso infatti la Commissione Ue ha fatto sapere al piccolo paese che la sua manovra correttiva è ritenuta insufficiente per avvicinarsi al pareggio di bilancio, considerato il rallentamento dell’economia. Grazie alle nuove regole, assieme all’avvertimento pende pure la minaccia di una temibile multa. Per questo il governo di Bruxelles ha subito preso le misure e annunciato il blocco immediato di oltre un miliardo di uscite statali. Si vedrà in queste ore se Bruxelles lo riterrà sufficiente.
Poi però, quali che siano gli scenari tracciati dalla banca d’affari americana, restano alcune incognite per definizione imprevedibili. Come si risolverà per esempio il caos greco? La Commissione Ue ieri ha auspicato che l’accordo tra Atene e i suoi creditori privati per un “haircut” sui titoli di debito sia raggiunto presto. Si tratta d’altronde dell’unico modo per alleviare un fardello altrimenti insostenibile. Dal governo di unità nazionale greco continuano ad arrivare messaggi rassicuranti, mentre meno ottimisti si mostrano le controparti private. Ieri comunque Charles Dallara, direttore generale dell’Institute for International Finance, lobby mondiale del settore, ha dichiarato che si recherà questa settimana nel paese per continuare i negoziati sullo swap di titoli. In mancanza di un accordo del tutto “volontario” tra governo e creditori, la reazione dei mercati sarebbe imprevedibile, seppure certamente negativissima. Per ora, secondo fonti interne alla trattativa, sarebbero soprattutto alcuni hedge fund (e non le banche) a insistere per un rimborso totale.
In parallelo continuano poi le trattative tra le cancellerie europee per definire una nuova governance dell’Ue. Anche per questo oggi il premier italiano, Mario Monti, sarà a Berlino per incontrare Merkel. Si punta entro la fine del mese a raggiungere un accordo sul Patto fiscale a 26 lanciato lo scorso dicembre, ma in realtà controlli occhiuti sui conti pubblici e sanzioni decise a livello sovranazionale sono già in vigore – almeno in parte – grazie alla legislazione comunitaria. Il cosiddetto “Six Pack”, voluto dalla Commissione ma passato al vaglio di Parlamento europeo e capi di stato, è al suo primo esperimento sul campo. E la cavia si chiama Belgio. Giovedì scorso infatti la Commissione Ue ha fatto sapere al piccolo paese che la sua manovra correttiva è ritenuta insufficiente per avvicinarsi al pareggio di bilancio, considerato il rallentamento dell’economia. Grazie alle nuove regole, assieme all’avvertimento pende pure la minaccia di una temibile multa. Per questo il governo di Bruxelles ha subito preso le misure e annunciato il blocco immediato di oltre un miliardo di uscite statali. Si vedrà in queste ore se Bruxelles lo riterrà sufficiente.