La lezione spagnola

Mario Monti ha ricordato, tra le ragioni che rendono meno stringente di quella che riguarda l’Italia la pressione sul debito sovrano spagnolo, l’esistenza in quel paese di due grandi banche. Ha ragione, e ne avrebbe di più se avesse ricordato che la competizione tra questi due grandi istituti finanziari, il Banco di Santander e il Bbva, garantisce in quel paese la concorrenzialità dell’offerta di credito, che si estende poi anche alle banche minori.
31 DIC 11
Ultimo aggiornamento: 11:03 | 16 AGO 20
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Mario Monti ha ricordato, tra le ragioni che rendono meno stringente di quella che riguarda l’Italia la pressione sul debito sovrano spagnolo, l’esistenza in quel paese di due grandi banche. Ha ragione, e ne avrebbe di più se avesse ricordato che la competizione tra questi due grandi istituti finanziari, il Banco di Santander e il Bbva, garantisce in quel paese la concorrenzialità dell’offerta di credito, che si estende poi anche alle banche minori. Anche l’Italia ha un sistema bancario consistente e due istituti a vocazione internazionale. Quella che manca è una reale e piena competizione, rispetto a una situazione che porta a favorire la ricerca di reddito nel gioco finanziario invece della lotta per assicurarsi una clientela nelle attività produttive di beni e servizi. Così, nel sistema bancario come nella Pubblica amministrazione talvolta l’utente è considerato un suddito e non un cliente.
Secondo una visione mercatista ciò rappresenta una strozzatura del sistema assai più rilevante delle corporazioni dei tassisti o dei farmacisti e un esperto di concorrenza come Mario Monti dovrebbe saperlo più di chiunque altro. C’è però da tenere conto che il nuovo Garante del mercato ha detto esplicitamente che sulle banche occorre cautela. In ogni caso nel suo esecutivo non mancano le competenze in campo creditizio. Bisognerà vedere se la conoscenza dei meccanismi che ostacolano il credito alla produzione spingerà il governo ad agire per trovare il modo di favorire una sempre maggiore concorrenza. Oppure, al contrario, la vicinanza a quegli interessi lo porterà a favorire la conservazione di assetti dannosi ma dotati di un grande potere.
La competizione sul credito in Spagna è uno dei fattori che hanno consentito di tenere in piedi l’apparato produttivo, pur se più debole strutturalmente del nostro. Il sistema bancario spagnolo non ha interessi nell’informazione, non guadagna la compiacenza delle amministrazioni locali con le erogazioni della “beneficenza” delle fondazioni (a eccezione delle casse di risparmio, che infatti sono in crisi profonda), non gestisce, insomma, in termini di influenza e di potere la propria attività. Fa il suo mestiere, prestare denaro per investimenti produttivi. Questo ha bilanciato persino gli effetti dell’esplosione della bolla immobiliare spagnola, mentre le nostre grandi banche sono in fibrillazione in attesa dell’esplosione del loro sostegno a improbabili scalate immobiliari.