Sindacati sul piede di guerra
Un tabù chiamato 18
“Quelli del lavoro sono temi che riguardano le famiglie, le persone, rispetto ai quali la mia sensibilità è totale”. Queste le parole del ministro del lavoro Elsa Fornero, che risponde alle polemiche sull’articolo 18 scatenate dai sindacati.

“Quelli del lavoro sono temi che riguardano le famiglie, le persone, rispetto ai quali la mia sensibilità è totale”. Queste le parole del ministro del lavoro Elsa Fornero, che risponde alle polemiche sull’articolo 18 scatenate dai sindacati. Il ministro del Lavoro parla dei salari e dice: “Bisognerebbe riuscire ad aumentare i salari perché sono bassi e non è cosa che ci sfugge. Conosciamo il divario nella distribuzione dei redditi che è cresciuto negli ultimi 15, vent'anni”.
Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, ha replicato alla Fornero in un’intervista a RaiTre: “L'art. 18 "è una norma che serve solo a non far commettere abusi alle aziende”. E avverte: “Toccandolo si mette a rischio la coesione sociale, e senza coesione sociale una società sbrindellata come quella italiana va in pezzi”. Attacchi all’esecutivo sono apparsi anche sui social network, a partire da Facebook, in cui la Cgil dichiara dalla sua pagina ufficiale che il governo Monti recupera “il peggio dell’ideologia del governo precedente”. Su Twitter il sindacato di Corso d’Italia ricorda che “in Italia la stragrande maggioranza delle imprese è sotto i quindici dipendenti e quindi non è tenuta ad applicare l'articolo 18”.
Questa mattina il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, in una conferenza stampa ha detto: "La riforma a lungo termine del mercato del lavoro è una necessità evidente, ma ci vorrà tempo perché produca i risultati attesi". Per questo con la proposta Ue presentata oggi da Bruxelles sul lavoro giovanile "affermiamo la necessità di agire immediatamente per ridurre la disoccupazione dei giovani".
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Dopo le pensioni tocca all’articolo 18? Difficile dirlo con certezza. Dieci anni di tentativi andati a vuoto, a partire dal Libro bianco di Marco Biagi, impongono cautela. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ancora non si sbilancia del tutto. I sindacati, capita l’antifona, già alzano le barricate.
Sul progetto governativo di una riforma del lavoro che preveda anche una maggiore possibilità di licenziare c’è la contrarietà della Cgil (“L’articolo 18 è una norma di civiltà”, ha ribadito ieri il segretario Susanna Camusso) e il favore di Confindustria (“Non esistono tabù”, ha detto ieri il presidente Emma Marcegaglia, echeggiando il ministro del Lavoro, Elsa Fornero).
http://www.ilfoglio.it/soloqui/11598Dopo la tosta intervista rilasciata ieri dal ministro Elsa Fornero al Corriere della Sera e dopo le dure reazioni offerte in queste ore dai sindacati in merito alla proposta di riformare il mercato del lavoro mettendo in discussione una volta per tutte l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, in molti si sono chiesti, al di là dei tatticismi, quale sia la linea ufficiale su questo tema portata avanti da uno dei tre partiti che fanno parte della nuova maggioranza di governo: il Pd.
Che rito stanco la concertazione. Dai “Giovani” alla Fiom, non sopravvalutare sempre le parti sociali
Il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn, nel valutare la manovra varata dal governo di Mario Monti, pur avendo espresso uno scontato giudizio positivo sul fronte del rigore, non ha però sciolto le sue riserve per quanto riguarda la rispondenza del deliberato alla lettera inviata all’Italia quando era ancora presidente Silvio Berlusconi.
Il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn, nel valutare la manovra varata dal governo di Mario Monti, pur avendo espresso uno scontato giudizio positivo sul fronte del rigore, non ha però sciolto le sue riserve per quanto riguarda la rispondenza del deliberato alla lettera inviata all’Italia quando era ancora presidente Silvio Berlusconi.
Perché l’articolo 18 non è un fine ma soltanto un mezzo. Parla Ichino in un articolo dell'aprile 2011
http://www.ilfoglio.it/soloqui/8478Se realmente l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori pone un diritto fondamentale del cittadino, un diritto di libertà e dignità della persona, allora il 15 giugno è giusto votare “sì”: non si possono escludere da questa tutela tre milioni e mezzo di lavoratori subordinati dipendenti da piccole imprese.
Toh, via l’art. 18 = meno precari. Parla Nicola Rossi in un articolo dell'aprile 2011
http://www.ilfoglio.it/soloqui/8487Contratto unico a tempo indeterminato per tutti i lavoratori dipendenti, possibilità garantita per il datore di lavoro di licenziare per motivi economici e sostegno “alla scandinava” per il licenziato.