“Traditi” dalla Bce, gli europei usano toni drammatici sulla fine dell’euro

All’improvviso è svanita l’illusione di una soluzione rapida e definitiva alla crisi della zona euro. Nel momento in cui Mario Draghi ha chiarito che la Bce non volerà in soccorso della politica, il vertice dei leader europei si è trovato con le spalle al muro. L’Europa “non è mai stata così in pericolo”, in mancanza di un accordo oggi “non ci sarà una seconda possibilità”, ha avvertito il presidente francese, Nicolas Sarkozy. “Troveremo una buona soluzione” e “risolveremo tutte le questioni”, ha risposto la cancelliera tedesca, Angela Merkel.
8 DIC 11
Ultimo aggiornamento: 04:07 | 24 AGO 20
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Ma Francia e Germania rimangono divise sulle misure immediate, mentre i loro ultimatum sulla riforma del trattato di Lisbona hanno aperto una spaccatura tra i Ventisette. Un accordo, come in ogni vertice, ci sarà. Ma ancor più che in passato, i mercati non accetteranno le mezze misure. “I cambiamenti al trattato forse sono necessari, ma non credo siano la soluzione che i mercati aspettano – ha spiegato il premier svedese, Fredrik Reinfeldt – I mercati vogliono sapere se le nostre difese finanziarie hanno una potenza sufficiente e se facciamo abbastanza per aumentare la disciplina di bilancio e le riforme”. Il Merkozy dice che le modifiche ai trattati, le sanzioni automatiche e la garanzie che gli investitori privati non subiranno perdite nei salvataggi basteranno a restaurare la credibilità. Nel rapporto inviato ai leader dal presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, si evocano misure più rapide e drastiche, che però il Merkozy non è pronto ad accettare. Anzi. Merkel ha annunciato che, se non sarà possibile un accordo tra i 27, si procederà tra i 17 dell’euro con un altro vertice.
Merkel è contraria a sommare le risorse dei Fondi salva euro: il Fondo europeo di stabilità finanziaria e il suo successore, il Meccanismo europeo di stabilità, insieme potrebbero raggiungere i 1.200 miliardi. Sarkozy non ne vuole sapere di una modifica dei protocolli sull’Unione monetaria per dare alla Commissione maggiori poteri sui bilanci nazionali. Gli Eurobond sono un tabù per entrambi. La loro riforma dei trattati ha provocato una ribellione. La Polonia teme un’Europa a due velocità. Il premier britannico, David Cameron, chiede di rimpatriare le competenze sulla politica sociale e di escludere Londra dalla regolamentazione finanziaria. Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, è pronto a dire “sì” alla revisione “se è per rafforzare la nostra Unione (a 27) nel rispetto delle sue istituzioni comunitarie e del metodo comunitario”. Ma è contrario alla prospettiva evocata dal Merkozy di un trattato intergovernativo riservato ai 17.
La fine della zona euro è programmata tra gennaio e aprile, quando Italia e Spagna dovranno rifinanziare il loro debito per centinaia di miliardi. Molte delle soluzioni immaginate per il Vertice prevedevano il coinvolgimento della Bce. Fonti europee danno per chiuso un accordo per trasferire 150 miliardi da Francoforte al Fmi. Van Rompuy aveva proposto di concedere al Fondo salva stati la licenza di banca privata per accedere ai prestiti della Bce. Ma, per ora, Draghi non ci sta. Nessun impegno ad acquisti massicci di bond, nessun prestito al Fmi, nessun finanziamento ai Fondi. La domanda è sempre la stessa: dove trovare i soldi che né la Bce né la Germania vogliono mettere? Il presidente americano, Barack Obama, è “molto preoccupato”, “l’Europa è ricca abbastanza”, manca la “volontà politica”.