Pompare moneta, grazie

“Caro Mario, congratulazioni e condoglianze: la prossima settimana Lei assumerà uno degli incarichi più importanti delle Banche centrali nel mondo, ma dovrà anche accollarsi una responsabilità pesantissima. Solo la Bce ha il potere di spegnere l’incendio che divampa nella zona euro. Lei dovrà scegliere fra due strade: quella ortodossa porta al fallimento, quella non ortodossa dovrebbe condurre al successo”.
28 OTT 11
Ultimo aggiornamento: 23:05 | 22 AGO 20
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“Caro Mario, congratulazioni e condoglianze: la prossima settimana Lei assumerà uno degli incarichi più importanti delle Banche centrali nel mondo, ma dovrà anche accollarsi una responsabilità pesantissima. Solo la Bce ha il potere di spegnere l’incendio che divampa nella zona euro. Lei dovrà scegliere fra due strade: quella ortodossa porta al fallimento, quella non ortodossa dovrebbe condurre al successo”.
La lettera aperta di Martin Wolf al neo presidente della Banca centrale europea faceva bella mostra di sé ieri sulla prima pagina di Financial Times e Sole 24 Ore. Poche ore dopo, il “caro Mario” ha risposto indirettamente dal pulpito dell’Acri, l’associazione delle casse di risparmio: “L’Eurosistema è determinato, con le sue misure non convenzionali, a evitare che i malfunzionamenti sui mercati monetari e finanziari ostacolino la trasmissione monetaria”.
E poi: “Tutte le misure non convenzionali adottate in risposta alle tensioni finanziarie sono, per loro natura, temporanee. Resta essenziale assicurare la stabilità dei prezzi”. Non convenzionale non vuol dire non ortodosso, ma gli scrutatori della Bce nella nuova era notano quante volte nei suoi ultimi discorsi Draghi ha sottolineato quell’espressione.
E i più sperano che il nuovo banchiere centrale e la sua politica monetaria siano davvero non convenzionali. Fino a che punto? Le frasi successive attenuano la novità, in uno slalom difficile tra i paletti imposti dal trattato e quelli della Bundesbank, azionista numero uno della Bce. Eppure, il coro di chi chiede una svolta interventista è ogni giorno più ampio.
Nel suo articolo, Wolf cita un’analisi di Paul De Grauwe dell’Università di Lovanio, uno dei più ascoltati economisti europei. Quel che dice l’autore di “Economia dell’unione monetaria” è esplicito: “La storia ci ha insegnato che una condizione necessaria per stabilizzare il sistema bancario è avere un prestatore di ultima istanza che garantisce i depositi e la liquidità sempre disponibile, ciò vale anche per il mercato dei titoli di stato”. Una vera sfida mortale per l’ortodossia germanica che prevale alla Bce. Ma che succede se la Bce perde quattrini? E’ una delle obiezioni più popolari. De Grauwe risponde che quando è in gioco la stabilità, quel che conta è rimettere in piedi il sistema, non fare i conti del dare e dell’avere. E l’azzardo morale? “Idealmente il prestatore di ultima istanza dovrebbe intervenire se banche o governi sono illiquidi, non insolventi. Nella realtà concreta le cose sono meno nette. La maggior parte degli economisti oggi sarebbe d’accordo a dire che la Grecia è insolvente. Ma Spagna, Irlanda, Portogallo, Italia e Belgio?”.

Stampare moneta crea inflazione, è l’ossessione per i tedeschi. Vero, ma non in tempi di recessione. “Da ottobre a oggi la Bce ha aumentato in modo massiccio il proprio bilancio, quindi è cresciuta la base monetaria. Lo stock di moneta, invece, si è ridotto. La ragione è che la crisi ha distrutto moneta mentre la nuova liquidità è servita a evitare la deflazione non a creare pressioni sui prezzi. Tutto ciò lo aveva già capito chiaramente Milton Friedman”.
Un ripensamento di fondo sul ruolo delle Banche centrali è apertissimo anche negli Stati Uniti. Uno studio della Brookings Institution condotto da Barry Eichengreen e Raghuram Rajan chiede che esse assumano una vera responsabilità collettiva sugli effetti della politica monetaria sull’economia globale. Come? La trasparenza nel dibattito e nelle scelte è senza dubbio una premessa indispensabile, ma serve qualcosa in più: “Un piccolo gruppo di Banche centrali significative sul piano sistemico dovrebbe incontrarsi regolarmente per stabilire le implicazioni delle loro politiche sulla liquidità globale, l’effetto leva e l’esposizione finanziaria. E dovrebbe discutere anche l’adeguatezza delle loro politiche monetarie e creditizie congiunte per mantenere prezzi, produzione e stabilità finanziaria. Il comitato dovrebbe poi presentare un rapporto al G20 e discuterlo pubblicamente”. Un direttorio di banchieri centrali. Del resto, l’economia mondiale ormai è nelle loro mani più che in quelle dei governi.