That win the best
Osvaldo al massimo ha purgato l’infiltrato col giaccone scoperto da Repubblica
Spero che Osvaldo abbia già fatto un bel falò con la maglietta suicida del derby. Festeggiare un gol dopo quattro minuti (le-partite-durano-novanta-minuti-più-recupero, lo sanno pure i massaggiatori) esibendo la scritta “Vi ho purgato anch’io” sulla canottiera è suicida almeno quanto scrivere che a Todi i cattolici si riuniscono per fare un partito lo stesso giorno in cui il capo dei vescovi dice a Todi di non volere fare un partito. Intanto, seduto qualche fila davanti a me all’Eastlands c’era un uomo con un giaccone sospetto.

Seduto qualche fila davanti a me all’Eastlands c’era un uomo con un giaccone sospetto. Il City e l’Aston Villa stavano facendo riscaldamento quando ho capito che quell’uomo era certamente un infiltrato. Ho fatto due buchi in una copia omaggio del Guardian per osservarlo senza dare nell’occhio e non c’è dubbio che lui allo stadio non c’entrasse nulla. Allora ho chiamato le redazioni del Corriere e della Repubblica, che montano sempre un caso su un presunto infiltrato con il giaccone (e poi montano un caso sullo smontaggio del caso), per segnalare l’accaduto. Al numero di via Solferino una voce registrata di Severgnini continuava a dire che “mal di pancia è una parola nuova” (e io che credevo fossero tre vecchie) e alla segreteria di Repubblica mi hanno detto che tutta la redazione stava sbobinando le conversazioni di Lavitola. E’ allora che un collega molto meno sospetto mi ha sussurrato che quell’uomo col giaccone era un giornalista, e una voce dall’alto mi ha svelato una verità inconfessabile: ero in tribuna stampa.