Ecco come non si protegge l’euro
Ecco i risultati dell’“effetto Berlino”, come lo chiamano gli analisti: Piazza Affari ha chiuso ieri a meno 2,3 per cento, Francoforte a meno 1,9 e Parigi a meno 1,5. Merito, diciamo, dell’ennesima dichiarazione fuori tempo arrivata dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, la quale ha detto che sperare che il Consiglio europeo di domenica prossima risolva tutti i problemi della zona euro “è un sogno impossibile”. Probabile, ma intanto più che mandare segnali allarmanti sarebbe utile concentrarsi per risolvere il detonatore della crisi.

Le notizie venute dal G20 dei ministri delle Finanze sono incoraggianti: l’haircut dovrebbe aggirarsi intorno al 50 per cento e le banche saranno costrette a ricapitalizzarsi. D’altronde è chiaro: chi ha troppo rischiato, chiudendo gli occhi di fronte a un’economia che si reggeva sulla spesa pazza, non può che rimetterci. Pena l’aggravamento del cosiddetto “azzardo morale”. Poi certo, oltre i principi, aiuta il realismo: per questo, per attutire i possibili effetti di un default controllato sul mercato europeo del credito, servirà rafforzare i meccanismi comunitari di gestione dell’attuale fase economica. Primo: la Germania farebbe bene ad accettare un rafforzamento del Fondo salva stati, o con ulteriori risorse o consentendo allo stesso di fornire garanzie collaterali sui debiti sovrani. Secondo: Berlino comprenda che una Bce meno avara e più fantasiosa sarebbe l’unica Banca centrale veramente utile.