Cospirazioni fantasiose
Silvio Berlusconi ha fatto bene a rivendicare la sua competenza, come presidente del Consiglio, all’indicazione del nome del governatore della Banca d’Italia al posto di Mario Draghi, che dal primo novembre sarà presidente della Bce. L’indicazione non spetta al Consiglio dei ministri o al ministro dell’Economia, neppure in sede consultiva, ma solo a lui ed egli soltanto porta la responsabilità delle conseguenze di questa scelta.

La prima fornisce una maggiore garanzia di continuità e di autonomia, ma la seconda può offrire una maggiore indipendenza rispetto alla logica delle “cordate” a volte di casta che caratterizza le nomine interne. Ma adesso, dopo le ripetute dichiarazioni e prese di posizione del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, a favore di Grilli, la discussione si è spostata sul fatto che la nomina di Grilli costituirebbe – secondo il ragionamento di Tremonti – una diga contro l’assalto degli investitori esteri alle nostre banche e imprese, e contro l’asservimento dell’Italia alla Bce che, mediante il nuovo presidente Draghi, sarebbe il tramite di questa presunta e fantasiosa cospirazione.
Se gli argomenti non sono le diverse competenze e l’opportunità di un interno che assicura la continuità o di un esterno che può comportare rinnovamento, i due candidati hanno entrambi dei pro e dei contro. Ma se il tema è quello dell’apertura o chiusura all’investimento estero, alle liberalizzazioni e alle privatizzazioni, allora la scelta di un esterno rispetto alla Banca d’Italia non va bene, perché l’Italia per rafforzare il suo prestigio finanziario ha bisogno di crescere. E per far ciò non serve un arrocco, ma una minore economia pubblica, un maggior ruolo del mercato e una maggior apertura alla concorrenza.
I suggerimenti della Bce corrispondono a ciò che il Foglio scrive da parecchio tempo. Si tratta della linea di economia liberale necessaria per valorizzare le energie potenziali dell’Italia per cui è sceso in campo Silvio Berlusconi.