Ucciso un gran capo di al Qaida. Cautela
Ieri un anonimo funzionario americano ha detto che Abu Hafs al Shahri, capo delle operazioni di al Qaida in Pakistan, è stato ucciso in un attacco di droni sulle aree tribali. Ora, al Shahri era un pezzo importante, un saudita che faceva da ufficiale di collegamento tra gli stranieri e i locali del movimento paratalebano del Pakistan, ed è inutile dire che se il tuo ruolo è organizzare gli attacchi in Pakistan significa che sei arrivato ai vertici dell’organizzazione: un’eliminazione da titolo sparato grande.

Da quattro mesi il gioco di annunci, conferme e smentite sta diventando una ruota d’ingranaggio manicomiale, roba da far diventare matti gli analisti. Ci sono morti importanti, come quella del capo militare di al Qaida Ilyas Kashmiri e quella di Atiyah Abd Rahman, su cui graverebbe il sospetto della disinformatia: i due si sarebbero dichiarati morti per sfuggire alla caccia degli americani, sempre più incalzante dopo le scoperte fatte nel covo di Bin Laden ad Abbottabad.
Ci sono catture decisamente anomale, come quella appena arrivata di Younis al Mauritani, compiuta a Quetta da pachistani e americani assieme. E c’è la serie infinita di luogotenenti dichiarati vittime dei raid con i droni. Da Abbottabad in poi, è come se entrambe le parti del fronte avessero deciso di rendere il “Grande gioco” che si svolge tra la alture brulle del Waziristan – e nei cieli sopra di esse – ancora più nebuloso e complicato di prima. Sia messo agli atti, mentre assistiamo all’accelerazione dei bombardamenti e registriamo da fonte anonima l’ultimo colpo alla gerarchia di al Qaida.